Scienza e religione

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    La tensione sorta a partire dal secolo XVII tra le scoperte, le leggi e i metodi scientifici e le credenze religiose. Sono sorte difficoltà da discipline come l’astronomia, la biologia, la paleontologia, la fisica, la psicologia e la sociologia. Con una punta di ironia si è potuto argomentare che la fede giudeo-cristiana nel Dio creatore ha reso possibile la nascita della scienza occidentale. La controversia di Galileo Galilei (1564-1642) creò l’immagine che stenta a scomparire di una Chiesa ufficiale che rifiuta di accettare le nuove scoperte e che cerca di limitare l’adeguata libertà scientifica. Questo caso, come anche il dibattito sulla teoria dell’evoluzionismo sviluppata da Charles Darwin (1809-1882) mise in rilievo il problema della conveniente interpretazione dei testi biblici. Nel secolo XX, il progresso scientifico e tecnologico è stato spettacolare. Con ciò, si è fatta strada ora la convinzione largamente condivisa che la scienza non può da sé dare una risposta alle questioni fondamentali circa il significato e i valori, può essere disumanizzante e estremamente pericolosa (per es., le armi nucleari) e deve rispettare i diversi metodi usati in filosofia e in teologia. Il progresso nelle teorie della conoscenza ha mostrato che anche nelle scienze naturali gli appelli generici all’« oggettività » pura e imparziale vanno abbandonati. Per molti, il francese sacerdote e paleontologo Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) è stato il simbolo del nuovo dialogo che ha sostituito il vecchio antagonismo tra scienza e religione. Che si trovi nella religione o nella scienza, tutta la verità si fonda su Dio e non può mai opporsi a se stessa (cf GS 36). Cf Autonomia; Creazionismo; Critica biblica; Evoluzionismo; Fondamentalismo; Dio « Tappabuchi »; Positivismo; Verità.