Sacrificio (Lat. « fare santo »)

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    Offrire nel culto un dono a Dio (Gn 4,2-5). I sacrifici possono esprimere lode, ringraziamento e pentimento verso Dio, espiazione dei peccati (Eb 9,22), possono convalidare preghiere di intercessione, sancire un’alleanza (Es 24,4-8) e rafforzare la comunione tra Dio e i suoi adoratori. Secondo la tradizione sia ebraica che cristiana, come anche altre, la natura e la realtà del sacrificio comportano di solito un sacerdote che offre una vittima in maniera cultuale. L’AT, specialmente i Profeti, ha insistito sulla retta intenzione e sull’onestà di vita di coloro che adorano Dio mediante sacrifici (Is 1,2-31; Os 6,6; Am 5,21-24; Sai 51,15-17). Gesù ha richiamato Osea quando ha sottolineato la priorità della « misericordia » sui sacrifici (Mt 9,13; 12,7). Egli ha inteso la propria morte come un sacrificio che avrebbe espiato i peccati e che avrebbe portato un’alleanza nuova e definitiva (Me 14,22-24; 1 Cor 11,23-26). Cf Alleanza; Culto; Espiazione; Eucaristia; Olocausto; Pasqua ebraica; Sacerdoti; Sangue di Cristo; Yom Kippur.