Sacramento della penitenza

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    È uno dei sette sacramenti, istituito da Cristo per il perdono dei peccati commessi dopo il battesimo. Questo sacramento risponde ad un bisogno profondo di confessare i peccati, di ricevere il perdono da Dio e di riconciliarsi con la Chiesa ferita dai peccati (2 Sam 12,1-25; Sai 51; Me 1,4-5; Le 7,36-50; 15,11-32; 18,9-14). Questo compito di riconciliazione è espresso bene in alcune parole di sant’Agostino di Ippona (354-430): « Pax cum ecclesia dimittit peccata » (« La pace con la Chiesa rimette i peccati ») (cf PO 5). I Vangeli presentano Cristo che rimette i peccati (Me 2,5-11; Le 7,36-50) e che conferisce ai suoi discepoli il potere di rimettere i peccati (Gv 20,19-23). Nella Chiesa primitiva, i cristiani battezzati che avevano commesso un omicidio, l’apostasia, o un adulterio e che poi si pentivano dovevano sottoporsi ad un periodo lungo, severo e pubblico di penitenza prima di essere riammessi dal vescovo alla santa comunione. A partire dal VI secolo, missionari irlandesi e altri diffusero la pratica di ripetute confessioni private fatte ai sacerdoti; le penitenze imposte ai penitenti divennero meno severe. Il Concilio Lateranense IV (1215) prescrisse la confessione almeno una volta all’anno per coloro che erano caduti in peccati mortali (cf DS 812; FCC 9.198). Il Concilio di Firenze (1438-1445) dichiarò che l’accusa del peccatore è la materia del sacramento, mentre le parole dell’assoluzione costituiscono la forma (cf DS 1323; FCC 9.277). Martin Lutero (1483-1546) riconobbe la penitenza come sacramento, ma i riformatori seguenti ritennero come sacramenti soltanto il battesimo e l’Eucaristia. Il Concilio di Trento (1545-1563) riaffermò la sacramentalità della penitenza (DS 1667-1693; FCC 9.227-9.256). In Oriente, c’è un approccio « medicinale » al sacramento, che mira a sanare gli esseri umani dalle loro ferite e cattive inclinazioni. Le condizioni per una recezione fruttuosa del sacramento sono: una vera contrizione del peccato; la confessione di almeno tutti i peccati mortali; il proposito sincero di non peccare di nuovo e di fuggire tutte le occasioni di peccato; la volontà di compiere la penitenza imposta dal sacerdote. Questa penitenza, che può assumere varie forme (per es., preghiera, digiuno, elemosina o qualche altra opera buona), serve a facilitare la conversione dal peccato a Dio. Cf Attrizione; Confessione; Contrizione; Peccato; Perdono; Riconciliazione; Sacramento.