Risurrezione (Lat. « alzarsi », « essere rialzato »)

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    Non è un semplice ritorno alla vita terrena come è stato il caso della figlia di Giairo (Me 35-43), ma il passaggio di Gesù attraverso la morte alla sua vita definitiva e trasformata (Rm 1,3-4; 1 Cor 15,42-50) che ha inaugurato la risurrezione finale degli esseri umani e del loro mondo (1 Cor 15,20-28). Questa verità fondamentale della fede costituì l’annuncio iniziale dei cristiani (At 2,22-24.32-33.36; 1 Cor 15,1-11) che praticamente definirono Dio (il Padre) come Colui che ha risuscitato Gesù dai morti (Rm 10,9; 1 Cor 6,14; Gal 1,1; 1 Ts 1,10; cf 1 Cor 15,15). Le tradizioni successive del NT come anche l’insegnamento del Magistero della Chiesa e i simboli di fede (Gv 10,17-18; DS 359,539) hanno parlato di Cristo che (in quanto divino) è risorto per virtù propria. Mediante le sue apparizioni (1 Cor 15,5-8; Me 16,7; Mt 28,9-10.16-20, ecc.), i primi discepoli giunsero a sapere che Cristo era risorto dai morti. La scoperta della tomba vuota da parte di Maria di Magdala (probabilmente con una o più donne che l’accompagnavano) servì come segno secondario e negativo per confermare l’evento della risurrezione (Me 16,1-8; Gv 20,1-2). Come vertice della rivelazione divina (DV 4,17), la risurrezione di Gesù crocifisso insieme all’invio dello Spirito Santo contiene implicitamente tutte le verità fondamentali del cristianesimo. Perciò il mistero pasquale va approfondito non solo nella sua fatticità, ma anche come mistero della rivelazione, della redenzione, della fede, della speranza e dell’amore. Cf Apparizioni del Signore risorto; Ascensione; Discesa agli inferi; Escatologia; Mistero pasquale; Pasqua; Pasqua ebraica.