Redenzione (Lat. « ricomprare »)

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    Si chiama così l’azione di Dio che ci libera dalla schiavitù del peccato e del male. La liberazione dall’oppressione d’Egitto era il caso paradigmatico nell’AT che indicava l’azione divina redentrice (Es 15,1-21; Dt 7,8; 13,5; 24,18). La liberazione dall’esilio babilonese rivelò anch’essa la fedeltà amorosa di Dio come redentore (Is 41,14; 43,14; 44,24; 54,8). Mediante la sua morte e risurrezione (Me 10,45; Rm 4,25; Ef 1,7; 1 Pt 21), Cristo ci ha liberati dal potere del peccato e del male (Col 1,13-14) con una redenzione che ci viene applicata mediante la fede (Rm 3,24-30) e che avrà la sua pienezza nella risurrezione futura (Rm 8,23; Ef 4,30). A partire dal NT, la redenzione è stata intesa non solo come una liberazione dall’oppressione (1 Cor 15,20-28.54.56-57), ma anche come una purificazione dalla colpa (1 Cor 6,11; Ef 5,25-26; Eb 2,17-18) e come un amore che trasforma uso effettivo, è sinonimo di « Salvatore ». Cf il cuore umano (Me 7,21-23; Rm 5,5; 1 Gv 4,9-10) e che porta una nuova alleanza di amicizia con Dio (Me 14,24; 1 Cor 11,25). Cf Alleanza; Croce; Espiazione; Giustificazione; Riconciliazione; Riscatto; Salvezza; Soddisfazione.