Ragione

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    Originariamente la parola ragione – derivata da ratus, participio passato del verbo rēri (fissare, stabilire) – ha avuto il significato di calcolo, conto, misura, regola. In filosofia la ragione è la facoltà che permette di costruire discorsi, formulare prove, dare dimostrazioni, combinare concetti ed enunciarli.

    Aspectus animi, la chiama S. Agostino nel De vera religione (cp 30, n. 29), riconoscendola come facoltà del discernere e del connettere, attraverso analisi e sintesi. Sia Dante sia Foscolo hanno celebrato la ragione come facoltà che guida l’uomo, garantendogli equilibrio. “Làsciati guidare dalla ragione – raccomanda il Sommo Poeta – e non dall’istinto”. “Cauta in me parla la ragion – riconosce l’autore de I sepolcri – ma il core, ricco di vizi e di virtù, delira”. Abbiamo qui già un inizio di personificazione della ragione che raggiunge il suo culmine con il culto della dea Ragione. Durante la rivoluzione francese si registrò addirittura il tentativo, promosso dai rivoluzionari più radicali e anticlericali, di sostituire la religione cristiana con la fede illuministica nella ragione umana onorata in coloro che la rappresentavano: filosofi ed eroi civili.

    Pur soffocato da Robespierre, il tentativo di assolutizzare il ruolo della ragione non ha conosciuto sosta. Fino alle pretese del Razionalismo che considera la ragione come l’unica forma valida di conoscenza. Emarginando, talvolta fino al disprezzo, la fede, l’intuizione e i sentimenti. Di grande respiro è invece l’invito di Benedetto XVI a coltivare “Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione”; e, in un’altra circostanza, ad “Allargare gli orizzonti della razionalità”. Alla base di questi inviti vi è la convinzione che la ragione è apertura alla realtà, in tutta la sua complessità. Per questo, l’ambito del razionale non è riducibile a un ideale di coerenza “logica” né a ciò che è empiricamente dimostrabile.

    Sullo sfondo di queste considerazioni, acquista particolare valore la nota affermazione di Blaise Pascal: “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. Più che opporre, come spesso si sente dire, il cuore e la ragione, il filosofo, fisico e matematico francese non accetta che l’uomo resti chiuso nelle belle risorse della sua ragione, ma incapace di pensare e di sognare qualcosa che vada oltre se stesso.

    L’incomprensione intergenerazionale e il disagio che essa provoca non sono estranei a queste considerazioni. La generazione allevata a pane e sillogismi, dimostrazioni e discorsi deduttivi fa fatica a capire quanto di positivo può trasmetterci la generazione di chi, senza rinnegare la ragione, ha smesso di ritenerla lo strumento esclusivo di lettura della realtà. È la generazione che, più di quella dei sillogismi, ha fatto propria la sapienza di K. Gibran: “Ragione e passione sono il timone e le vele della vostra anima navigante […]. Se la ragione governa da sola è una forza che imprigiona; e la passione, incustodita, è una fiamma che brucia fino a distruggersi”.

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