Pneumatologia (Gr. « studio dello Spirito Santo »)

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    Si chiama così quel settore della teologia che studia lo Spirito Santo. Le lettere di san Paolo attestano il ruolo dello Spirito nella rivelazione di Dio, nel condurre alla fede, nell’ispirare la preghiera, nel dimorare nella Chiesa, nel benedire la comunità con vari carismi e nel portare al compimento finale tutto e tutti in Cristo (Rm 8,1-27; 1 Cor 2,10-16; 12,1-11; Gal 4,6). Spesso, lo Spirito Santo non è stato studiato in un trattato specifico, ma nel contesto di altri temi importanti come la teologia trinitaria, l’ecclesiologia, l’antropologia soprannaturale e la teologia sacramentaria. La « trascuratezza » di questo tema corrisponde a ciò che san Basilio Magno (circa 330-379) chiamava il carattere kenotico (Gr. « vuoto ») dello Spirito che viene nell’anonimato a confermare in noi l’immagine del Figlio. Per mutuare un’immagine di Gustave Flaubert (1821-1880), si può dire che lo Spirito Santo agisce in un certo modo come un autore nelle sue opere: è dovunque e in nessuna parte in particolare. In un certo senso, lo studio dello Spirito appartiene a tutti i settori della teologia anziché essere limitato ad uno particolare. Il Concilio Vaticano II, per esempio, nel suo insegnamento sulla Chiesa (LG 3-4,9-17), fa vedere come le riflessioni cristologiche e quelle pneumatologiche si postulano e si completano reciprocamente. Cf Cristologia; Grazia; Spirito Santo; Trinità.