Platonismo

    218

    La filosofia ispirata da Platone (427-347 a.C.) la cui Accademia rimase un centro di pensiero, anche se non necessariamente di platonismo, fino a quando fu chiusa dall’imperatore Giustiniano I (483-565) nel 529 d.C. I famosi Dialoghi in cui Platone presenta Socrate che discute coi Sofisti ed altri, convergono su un tema centrale: le asserzioni circa la giustizia, la verità, la bontà, la bellezza ed altre realtà nel nostro mondo mutevole e visibile sono valide se possono essere « universalizzate », e questo orienta verso un mondo più ampio di Idee eterne, immutabili ed universali. Le nostre anime preesistevano in quel mondo e godono di una conoscenza innata che deriva dalla loro precedente visione delle Idee. Clemente di Alessandria (circa 150 – circa 215) e Origene (circa 185 – circa 254) attinsero molto da Platone. Origene accettò perfino la preesistenza dell’anima umana (cf DS 403-404; FCC 3.027). Inizialmente, fu il platonismo « medio » con la sua accentuazione dell’assoluta trascendenza di Dio ad influenzare i Padri. In un certo senso, la crisi dell’Arianesimo fu una crisi di questa forma di platonismo. Il neo-platonismo ebbe il suo impatto su sant’Agostino di Ippona (354-430), sui suoi discepoli e sui platonici del Rinascimento come Marsilio Ficino (1433-1499). Diversamente dall’Occidente, dove l’aristotelismo finì più o meno per prevalere, in Oriente il platonismo dominò con umanisti come Michael Psellus (circa 1019 – circa 1078) e con teologi che illustrarono la deificazione col concetto platonico di partecipazione. Matthew Arnold (1822-1888) era del parere che ognuno nasce o platonico o aristotelico. Comunque, Alfred North Whitehead (1861-1947) diede la precedenza al maestro di Aristotele asserendo che tutta la filosofia non è altro che una serie di note in calce a Platone. Cf Agostinianismo; Arianesimo; Aristotelismo; Deificazione; Idealismo; Neo-platonismo; Origenismo; Padri della Chiesa; Teologia alessandrina; Universali.