Pasqua ebraica

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    Festa ebraica celebrata in famiglia in primavera al tempo della luna piena di marzo e che ricorda l’esodo dall’Egitto (Es 12,1-28; Dt 16,1-8). Nel pomeriggio del 14 di Nisan, venivano sacrificati gli agnelli pasquali; la stessa sera, nella cena pasquale, si mangiava pane non lievitato con agnello arrostito. Che sia stata una cena pasquale (secondo i Sinottici), oppure no (secondo Giovanni), l’Ultima Cena, seguita il giorno dopo dalla crocifissione di Gesù e poi dalla sua risurrezione, coincise comunque con la Pasqua ebraica e con la festa ad essa collegata dei pani azzimi che durava una settimana (Me 14,1-2.12-16). Di qui i cristiani compresero molto presto che la morte e la risurrezione di Gesù avevano portato a compimento l’esodo originale e la memoria che ne faceva la Pasqua ebraica. Gesù fu visto come l’Agnello pasquale il cui sacrificio liberatore tolse il peccato del mondo (Gv 1,29; 1 Cor 5,7). Cf Pasqua; Risurrezione; Settimana Santa.