Parabola (Gr. « paragone »)

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    Un paragone tratto dalla natura (per es., il grano di senape in Me 4,30-32) o dalla vita umana (per es., il banchetto nuziale in Mt 22,1-14) e narrato come una storia per rivestire e richiamare un insegnamento morale o religioso. Mentre si trovano già nell’AT (2 Sam 12,1-14; e forse Is 5,1-7), le parabole caratterizzano in un modo speciale la predicazione e l’insegnamento di Gesù. I Vangeli sinottici riportano molte parabole usate da Gesù per esortare i suoi uditori a riconoscere il dominio finale di Dio e a prendere le debite decisioni. Strettamente parlando, il Vangelo di Giovanni non contiene parabole, anche se il linguaggio circa il buon pastore (Gv 10,1-19) e sulla vite e i tralci (Gv 15,1-8) presenta elementi evidenti di parabole. Adolph Julicher (1857-1938), Charles Harold Dodd (1884-1973) e Joachim Jeremias (1900-1979) hanno arricchito la nostra comprensione circa le parabole di Gesù. Esse non sono, per esempio, allegorie in cui ogni particolare comporti un significato preciso. Le parabole si concentrano su un punto, anche se le parabole lunghe (per es., quella del Figliol prodigo, che si dovrebbe chiamare più esattamente: la parabola del Padre misericordioso, in Le 15,11-32) possono anche dare un significato mediante i loro elementi subordinati. Cf Allegoria; Critica biblica; Ermeneutica; Esegesi; Sensi della Scrittura.