Ortoprassi (Gr. « retto comportamento »)

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    Attività autocritica che mira a « fare la verità » (Gv 3,21; cf Gal 5,6), a praticare il discepolato cristiano e a trasformare la società umana. A partire dagli anni ’60, questo termine fu reso popolare da Johann Baptist Metz (nato nel 1928), da Nikos Nissiotis (morto nel 1986), dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dalla teologia della liberazione. L’ortoprassi trae la sua ispirazione dalla predicazione di Gesù sul Regno di Dio e dalla sua condotta che lo condusse fino alla morte. L’ortoprassi porta alla preghiera e al culto pubblico ed è alimentata da essi. L’autentica ortoprassi rende credibile l’ortodossia, e la vera ortodossia, a sua volta, è manifestata nell’ortoprassi. Da una parte, un’ortodossia puramente formale non è migliore di una conformità verbale a un sistema di affermazioni dottrinali. D’altra parte, un’enfasi unilaterale sull’ortoprassi può deteriorarsi in un puro attivismo staccato dalla fede e dal culto cristiano. Cf Comunità di base; Pluralismo; Prassi; Ortodossia; Scuola di Francoforte; Teologia femminista; Teologia della liberazione; Teologia nera; Teologia politica.