Ortodossia (Gr. « retta credenza »)

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    Credenza e insegnamento riconosciuti dalla Chiesa come veramente basati suH’autorivelazione divina in Gesù Cristo. L’AT usava vari criteri per distinguere i veri dai falsi profeti (Dt 13,1-7; 18,21-22; Ger 23,9-40; 28,9.15-17; cf Mt 7,15-20). San Paolo, nelle sue Lettere, si mostra grandemente intento a conservare la rivelazione genuina e la dottrina che egli e altri hanno trasmesso (Rm 16,17; 1 Cor 11,2; 15,1-11; Gal 1,6-9). Altri libri successivi del NT riflettono un impegno simile per un insegnamento consono e fedele alla rivelazione originale (1 Tm 1,3-11; 6,2-5; 2 Tm 1,13-14; 4,3; Tt 1,9; 2,1; Gd 3). Il termine « ortodossia » entrò a far parte del vocabolario della Chiesa durante le grandi controversie trinitarie e cristologiche dei secoli III, IV e V. In Oriente, questo termine venne usato per designare le Chiese unite a Costantinopoli e a Roma, in quanto distinte dalla Chiesa nestoriana e da quella monofisita. Quando la crisi iconoclasta ebbe fine nell’842, fu stabilita in Oriente una Festa della Ortodossia nella prima domenica di Quaresima. Nel Synodikon, o sommario di sinodi che viene letto in quel giorno, una litania di maestri e santi ortodossi è letta in contrapposizione ad una lista di eretici anatematizzati. L’etimologia popolare che collega « ortodossia » con « retto culto » indica come la liturgia garantisca la verità e la vitalità dell’insegnamento nelle Chiese d’Oriente. Cf Deposito della fede; Dogma; Chiese Orientali; Eresia; Eterodosso; Iconoclasmo; Monofisismo; Nestorianesimo; Ortodossi Orientali; Professione di fede; Tradizione.