Neo-calcedonesimo

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    Un tentativo di mediazione tra il Concilio di Calcedonia (451) che insegnò che ci sono due nature nell’unica persona di Gesù Cristo, e i cosiddetti « Monofisiti ». Essi conservarono la formula pre-calcedonese di san Cirillo di Alessandria (morto nel 444): « l’unica natura incarnata di Gesù Cristo ». La controversia si fissò sulla parola physis (Gr. « natura ») che era ancora usata per significare sia un individuo sussistente concreto (= persona), sia la natura di quel singolo. Quei teologi emiliani che ritennero Calcedonia come una resa ai teologi nestoriani (colpevoli, secondo loro, di aver diviso il Cristo in due individui), cercarono di re-interpretare Calcedonia in termini di condanna del nestorianesimo da parte di Cirillo. Nella sua « terza lettera a Nestorio » (DS 252-263), Cirillo sottolineava l’unica persona divina di Cristo, anatematizzando chiunque non avesse affermato che Dio, in Cristo, aveva sofferto sulla croce. A Calcedonia, questa lettera era stata letta, ricordata, ma non fatta propria. Il Neo-Calcedonesimo, o interpretazione di Calcedonia nei termini della teologia di Cirillo circa la sofferenza di Dio, fu ufficialmente confermato nel Concilio Costantinopolitano II nel 553 (DS 421-438; FCC 2.012,4.019-4.034). Cf Concilio di Calcedonia; Concilio di Efeso; Concilio Costantinopolitano II; Controversia Teopaschita; Monofisismo; Sofferenza di Dio.