Monismo (Gr. « unico »)

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    Termine coniato da Christian Wolff (1679-1754) per indicare tutti i tentativi di interpretare la realtà eliminando ogni diversità e distinzione (per es., tra il corpo e anima, o tra il mondo creato visibile e Dio invisibile) e riducendo tutto ad un unico principio. Questo solipsismo ammette l’esistenza di uno solo e nega le idee, le esperienze e l’esistenza di altri soggetti. Oppure, è negata la differenza tra lo spirito e la materia con l’asserire che tutto si riduce ad una modalità dello spirito (idealismo) o della materia (materialismo). Il panteismo rigetta ogni distinzione reale tra Dio e il mondo creato. I filosofi greci anteriori a Socrate tendevano a interpretare tutta la realtà mediante un unico principio primordiale: per es., Talete di Mileto considerava l’acqua come l’elemento primordiale dell’universo. Altri monisti sono Plotino (circa 205-270), Benedetto Spinoza (1632-1677) e filosofi idealisti come Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) che riducevano tutto all’Io. Sia l’AT (cf Gn 1-3; Gb 38,1-40,5) che il NT (cf Gv 1,18 Rm 11,33-35) affermano la differenza radicale tra Dio e le creature. La dottrina cattolica ha insistito su questo « dualismo » fondamentale (cf DS 3022-3023; FCC 3.022-3.023) come fa anche il tema protestante del Dio totalmente altro e l’apofatismo (Gr. « teologia negativa ») degli Ortodossi. Cf Dualismo; Idealismo; Materialismo; Panteismo; Teologia apofatica.