Modernismo

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    È un termine generico che designa un movimento teologico abbastanza diffuso alla fine del secolo XIX e all’inizio del XX in Inghilterra, Francia, Italia e, fino ad un certo punto, in Germania. Tra i suoi esponenti principali ci furono Alfred Loisy (1857-1940), Giorgio Tyrrell (1861-1909) e forse il Barone Federico von Hiigel (1852-1925). I modernisti adottavano la critica biblica contemporanea, ammettevano gli sviluppi storici del cristianesimo, si opponevano energicamente alla Neo-Scolastica e manifestavano una grande apertura ai progressi della scienza e della filosofia. Andarono soggetti alle volte a deviazioni, come, per esempio, nell’accentuare l’esperienza religiosa e nel minimizzare il valore delle affermazioni comuni di fede. Nel 1907, col decreto Lamentabili e con l’Enciclica Pascendi, la Santa Sede condannò il modernismo in un modo che non tenne conto delle dovute distinzioni. Seguì una campagna contro quanti erano sospettati di tendenze moderniste. Pio XII (riguardo alla critica biblica), il Concilio Vaticano II e gli sviluppi successivi nell’insegnamento della Chiesa e della teologia hanno rivendicato alcuni, ma non tutti, dei temi e delle intuizioni dei modernisti. Cf Critica biblica; Esperienza religiosa; Immanenza Divina; Neo-Scolastica; Sviluppo della dottrina.