Mitezza

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    Lo Spirito Santo, che è dono di Cristo a noi, ci guida nella via segnata da Gesù e modella il nostro essere a somiglianza del Signore. Genera in noi la mitezza perché Gesù è «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), Gesù è – come preannunciava il profeta Zaccaria (cfr Zc 9,9) – il “Re mite”, che fa l’ingresso trionfale a Gerusalemme «seduto su un’asina» (cfr Mt 21,5), Gesù è “l’Agnello” mansueto che viene condotto al macello (cfr Is 53,7), che viene sgozzato ma risorge.

    Gesù manda i suoi discepoli nel mondo «come pecore in mezzo ai lupi» (Mt 10,16). Egli ha proclamato: «Beati i miti perché avranno in eredità la terra» (Mt 5,5): la “terra promessa”, cioè la pienezza dei beni messianici. La mitezza è conseguente alla fede: è la fede nella Presenza e nell’Amore del Signore che ci dà sicurezza e ci rende miti, mansueti, dolci. Dalla fede nell’assistenza dello Spirito Santo scaturisce l’atteggiamento di fiducia, di pace, di non violenza, di non dominio sugli altri, quindi di mitezza.

    San Paolo ci esorta: «Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità » (Col 3,12). Quindi la mitezza è fatta di misericordia, tolleranza, umiltà, mansuetudine, dolcezza, gentilezza, cortesia, affabilità, amabilità, benignità, pazienza, rispetto, clemenza, disponibilità al perdono. E non è segno di debolezza, ma di fortezza morale; non è una resa dinanzi alla sopraffazione del male, ma è la forza che «vince il male con il bene» (cfr Rm 12,21).

    Mons. Giuseppe Greco