Mariologia

    270

    È lo studio sistematico della persona di Maria e del suo ruolo nella storia della salvezza. Il racconto dell’infanzia di Luca (Le 1-2) la presenta come modello di credente, figura della Chiesa e Madre del Salvatore da lei concepito verginalmente. Nel Vangelo di Giovanni, ella sta ai piedi della croce (Gv 19,25-27). Gli Atti degli Apostoli ricordano che Maria era presente con la comunità prima della Pentecoste (At 1,14). Da secoli, la riflessione teologica, pastorale e popolare, fondandosi su questi ed altri testi scritturistici, associa giustamente Maria con Cristo, con lo Spirito Santo, con la Chiesa e con la redenzione dell’umanità. Quando, per esempio, il Concilio di Efeso (431) dichiarò che Maria è la Madre di Dio, lo fece per difendere l’unità della persona di Cristo e per respingere la dottrina sbagliata secondo cui ci sarebbero in lui due persone differenti, una divina, e l’altra, puramente umana, nata da Maria. In Occidente, la devozione ha presentato certe volte Maria separata dal giusto contesto cristologico, pneumatologico, ecclesiologico e antropologico. È caduta alle volte in esagerazioni espresse nel detto: « De Maria, numquam satis » (Lat. « Di Maria, non si dirà mai troppo »). Il Concilio Vaticano II, mentre ha messo in guardia contro gli abusi e ha evitato di proposito il titolo « Corredentrice », è stato il primo Concilio ecumenico che abbia offerto una trattazione sistematica del ruolo e dell’importanza di Maria (LG 52-69). Cf Assunzione della Beata Vergine Maria; Concilio di Efeso; Corredentrice; Immacolata Concezione; Nestorianesimo; Nuova Èva; Theotòkos.