Lingua volgare

    243

    È la lingua del luogo che viene usata nella liturgia. Le liturgie sono cominciate di solito con la lingua del luogo, eccetto quando un’altra lingua fu introdotta dai missionari o imposta da un popolo conquistatore. La storia della liturgia illustra, però, costantemente un fenomeno religioso più profondo: la tensione tra la necessità che ha il popolo di capire i testi e il desiderio di riconoscere la misteriosa alterità di Dio con l’uso di un linguaggio classico, numinoso. In Occidente, il greco era usato nella liturgia nei primi secoli fino a quando il latino prese gradualmente il sopravvento. Roma incoraggiò i santi Cirillo (circa 826-868) e Metodio (circa 815-885) a usare lo slavone tra gli Slavi dell’Europa centrale. I promotori della Riforma, mentre continuarono ad usare il latino in teologia, introdussero la lingua volgare per il culto pubblico. Nel 1963, il Concilio Vaticano II approvò ufficialmente la lingua volgare per i cattolici (cf SC 36, 54, 63,101) nel rito romano. In Oriente, le varie Chiese nazionali usavano la lingua del popolo: l’arabo, l’armeno, il copto, il Ge’ez, il greco, il siriaco e così via. Però, col passare dei secoli, i testi liturgici erano diventati arcaici e di difficile comprensione. Molti cristiani orientali negli USA, in Canada e in Australia, per esempio, sono passati semplicemente all’inglese. Il problema dell’uso di una lingua arcaica o invece volgare non sarà mai pienamente e definitivamente risolto. Cf Evangelizzazione; Liturgia; Liturgia delle Ore; Riforma (La).