Letteratura sapienziale

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    Un genere di letteratura che si è sviluppato nell’antico Medio Oriente (ed altrove) e a cui appartengono cinque libri dell’AT: Giobbe, Proverbi, Qohèlet (o Ecclesiaste), Siracide (o Ecclesiastico) e Sapienza. (Qualche volta, il Cantico dei Cantici e i Salmi sono aggiunti a questo elenco). La parola ebraica che sta per sapienza è hokmàh, e può riferirsi all’abilità di un artigiano (Es 31,6), alla capacità amministrativa (Gn 41,39) e alla guida politica (Dt 34,9). Pur non evitando problemi etici e religiosi, l’antica sapienza ha illustrato spesso massime e proverbi per progredire. La sapienza d’Israele è andata più a fondo e ha perfino affrontato problemi come quello della sofferenza inspiegabile di persone che, come Giobbe, sono irreprensibili dinanzi a Dio. Il re Salomone (morto nel 931 circa) fu considerato il saggio per eccellenza (cf il suo famoso giudizio in 1 Re 3,16-28). La vera sapienza viene da Dio e aiuta gli esseri umani a discemere il bene dal male (1 Re 3,5-9). E una delle qualità spirituali del Messia (Is 11,2). Come la Parola di Dio, la sapienza tende ad essere personificata nell’AT e prepara la rivelazione del NT del Figlio di Dio eternamente preesistente (Prv 8,22-31; Sap 7,22-8,1 Sir 24,1-22). Le parabole di Cristo riflettono la sapienza dell’AT; per esempio, la parabola del fattore infedele (Le 16,1-8) e quella delle vergini stolte e delle vergini prudenti (Mt 25,1-12). Eppure, la sapienza di Dio è stoltezza per i sapienti (Mt 11,25; 1 Cor 1,18-2,5). Cf Sophìa; Stolti per amore di Cristo.