Laico (Gr. « popolo »)

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    Il fedele che è stato pienamente incorporato nella Chiesa attraverso il battesimo, la cresima e l’Eucaristia (1 Pt 2,9-10), ma non ha ricevuto gli Ordini sacri e non è divenuto chierico. Per designare Israele come popolo scelto di Dio, l’ebraico dell’AT usa il termine « ’am », tradotto dai Settanta con « laòs » (cf Es 19,3-7; Dt 7,6; 14,2). Questa parola, sia quella ebraica che quella greca, può riferirsi anche al popolo in quanto distinto dai suoi capi: sacerdoti, profeti e principi (cf Is 24,2; Ger 26,11). Il NT riconosce vari uffici, ministeri e doni dello Spirito che vengono distribuiti in una collaborazione armoniosa per il bene dell’intera Chiesa (cf 1 Cor 12,4-31; Rm 12,3-8). Una ulteriore distinzione tra clero e laicato ha comportato alle volte una sottolineatura del clero, come se i chierici soli fossero la Chiesa reale (cf DS 3050-3075; FCC 7.176-7.199). Questa visione unilaterale fu controbilanciata dal Concilio Vaticano II il quale insistette non solo sul fatto che « la Chiesa » consiste nell’intero Popolo di Dio e non nella sola gerarchia (cf LG 9), ma anche ricordò che i laici sono chiamati alla santità e ad un’ampia responsabilità nella vita della Chiesa e del mondo (LG 30-38; 39-42; AG 41; anche CIC 224-231). Cf Chierico; Clero; Comunità di base; Gerarchia; Ministero; Ordine; Riduzione allo stato laicale; Sacerdoti.