Infallibilità

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    L’immunità dalla possibilità di sbagliare in materia di fede rivelata e di costumi. Questa prerogativa è stata elargita da Cristo alla Chiesa tutta intera attraverso lo Spirito Santo (Gv 15; LG 12), e in particolare all’intero collegio dei vescovi in unione col papa, successore di Pietro (cf At 15,1-29; 1 Cor 15,3-11; LG 25). Le definizioni infallibili sono venute di solito da concili ecumenici (cf DS 265,363-364; FCC 7.141), raramente dal papa. Il Concilio Vaticano I ha insegnato che il papa è infallibile quando, come pastore di tutti i cattolici e successore di Pietro (cf Mt 16,18-19; Le 22,31-32), insegna solennemente ex cathedra come rivelato un punto che riguarda la fede o i costumi (DS 3065-3075; FCC 7.190-7.199). Nel suo magistero ordinario, l’intero collegio dei vescovi in unione col papa insegna infallibilmente quando tutti « convengono su una sentenza da ritenersi come definitiva » (LG 25). Nell’interpretare gli asserti infallibili, bisogna distinguere il punto della definizione dalla sua formulazione che è condizionata dalle circostanze storiche del tempo. Cf Collegialità; Concilio ecumenico; Concilio Vaticano I; Definizione ex cathedra; Magistero; Verità.