Divario

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    Sono davvero tante le analisi che certificano, in maniera più o meno fondata, il divario esistente tra fasce sociali, epoche e territori diversi. E altrettanti sono i proclami e le promesse di impegno per il loro superamento. Etimologicamente la parola divario è sostantivo derivante dal verbo latino di-variare. La particella di – che rimarca la diversità fra due punti – unita al verbo variare, dà al sostantivo il significato di differenza, di distanza e anche di rottura.

    In inglese, divario viene reso col termine Gap, derivato dall’antico norvegese col significato di crepaccio, taglio o frattura in un oggetto o in un territorio.

    Sono tante le forme di divario. Dal divario tecnologico fra paesi più o meno sviluppati al divario digitale fra generazioni; dal divario salariale al divario di opportunità di genere. Per non parlare del divario in ambito socio-politico, a proposito del quale N. Chomsky scrive: “C’è sempre stato un divario tra le scelte politiche e la volontà popolare, ma ora ha raggiunto dimensioni astronomiche. Oggi lo si può percepire chiaramente”. Parole valide soprattutto in uno scenario come il nostro, segnato da eccesso di propaganda e da facile demagogia, che contribuiscono a dare del divario un’accezione solo negativa, se non proprio come fonte di conflittualità.

    Può esserci anche un approccio positivo al divario. Esso può aprire la strada a delle opportunità, ma a patto di non ritenere che l’unica strada per superare il divario sia quello della omologazione. Prendiamo l’esempio del divario Nord-Sud. L’atteggiamento culturale col quale si prende atto dell’evidente divario esistente tra questi due territori è per lo più quello di pensare che il superamento del divario passa attraverso il far diventare il Sud come il Nord. Ma siamo sicuri che sia questa l’unica strada? Non è possibile, partendo dal divario, avviare azioni e progettualità che valorizzino il proprium del Sud senza rincorrere modelli economici nati in circostanze e situazioni diverse?

    Alle varie forme di divario esistenti si continuerà a rispondere con promesse mai mantenute e con progetti mai realizzati finché non si avrà il coraggio considerarlo una breccia attraverso la quale far passare progetti di sviluppo realistici. E questo è molto più vero quando il divario interessa la persona, in rapporto a se stessa o in relazione ad altre persone. Quanti “divari” nella nostra vita! Divario tra ciò che crediamo e ciò che riusciamo a realizzare; tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere; tra la carica di amore che ci portiamo dentro e quel poco che talvolta riusciamo a donare. Il divario può trasformarsi in una sorta di promemoria; quasi un compagno di viaggio fedele per una vita vissuta con realismo e senza arroganza, senza giochi al ribasso e comunque sempre proiettata in avanti.

    A cura di mons. Nunzio Galantino

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