Distanza

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    Derivante dal participio presente (distante) del verbo latino dis-tare (stare lontano), la parola distanza assume significati diversi a seconda dell’ambito in cui essa viene utilizzata. Oltre infatti ad essere intesa come quantità di spazio fisico che intercorre tra due o più luoghi, cose o persone, la parola distanza può indicare il distacco affettivo tra persone, il disinteresse rispetto a un evento o a un progetto o l’intervallo di tempo più o meno lungo tra due o più eventi.

    Grande attenzione e studi particolarmente accurati sono stati dedicati alla distanza che può interporsi tra me e gli altri, tra me e le cose che mi circondano o tra me e l’ambiente in cui sono inserito. L’antropologo Edward Hall ha chiamato “prossemica” una tecnica di lettura della distanza – vero e proprio segnale non verbale – che la persona tende a mettere tra sé e gli altri. Attraverso il suo studio, l’antropologo statunitense identifica quattro tipi di distanza interpersonale (intima, personale, sociale e pubblica) fortemente influenzati dal contesto, dall’educazione, dalle abitudini e dai tratti caratteriali di una persona. È ovvio che la presenza di qualcuno con caratteri personali o sociali simili ai nostri contribuisce a ridurre la distanza, fino a creare vere e proprie relazioni empatiche.

    L’equilibrata gestione della distanza è la grande e decisiva sfida nel rapporto con gli altri; è l’elemento che fa la differenza, soprattutto nella vita di relazione intima. In una relazione intensa la distanza non può scomparire; va mantenuta nella misura adatta a tenere vivo il desiderio dell’incontro, il persistere di una leale complicità e la necessità di disporre di spazi inviolabili, fisici ma soprattutto interiori. La sfida insomma consiste nel tenere insieme distanza e vicinanza, nel rispetto di quello che viene chiamato “Spazio vitale o prossemico”, che gli studiosi rappresentano come una bolla di sapone che avvolge ogni persona. Mentre, in genere, ogni tentativo di entrare nella bolla provoca una pressione che viene avvertita come sgradevole e fastidiosa; nella distanza intima, un avvicinamento rispettoso viene vissuto con piacere, mentre provoca sofferenza un allontanamento. Ciò dà ragione allo scrittore tedesco F. G. Jünger, per il quale “Le distanze sono qualcosa di vivente, e una loro infrazione incide profondamente nella vita. Le distanze ci fanno capire che non finiamo dove l’epidermide stabilisce i confini del corpo”. Con un’avvertenza: la ‘giusta distanza’ con gli amici, con la famiglia, con il proprio partner o con i colleghi non coincide mai col non farsi coinvolgere bensì col vivere relazioni rispettose, e perciò feconde.

    La ‘giusta distanza’ ha un’analogia efficace con quanto avviene in natura, dove gli alberi piantati troppo vicini gli uni agli altri rimangono soffocati dai loro rami e dalle foglie e non danno buoni frutti.

    A cura di mons. Nunzio Galantino

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