Diritto

    495

    Diritto è una parola che, col tempo, ha tanto arricchito il suo spettro semantico da richiedere, per coglierne il senso più profondo, un ritorno a quanto ha lasciato scritto Cicerone nel De legibus (I, § XV, 42): “Unico è il diritto che lega insieme la società umana, ed unica è la legge che l’ha costituita: cioè l’uso della retta ragione nel comandare e nel vietare”. Sulla base di questo assunto, lo scrittore e oratore di Arpino, prima afferma che “La giustizia consiste nella costante e perpetua volontà di attribuire a ciascuno il suo diritto”; poi, definisce le regole del diritto, incise anche sul frontone del Palazzo di Giustizia di Milano: vivere onestamente, non recare danno ad altri, attribuire a ciascuno il suo”, come riporta Ulpiano, giurista romano, nel Digesto (1.1.10.1); infine rassicura: “Legum servi sumus ut liberi esse possimus” (Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi).

    Questa concezione (naturale) del diritto è posta da Cicerone a fondamento indispensabile del diritto positivo quando, sempre De legibus, con forza e lucidità, scrive: “È sommamente stolto stimare giusto tutto ciò che è sancito nelle leggi e nelle istituzioni dei popoli. Lo sarebbero anche le leggi dei tiranni? (I, § XV, 42) […]. Se il diritto fosse costituito dalle ordinanze dei popoli, dai decreti dei principi e dalle sentenze dei giudici; allora, se approvati con voti o plebisciti di massa, sarebbero un diritto il latrocinio, l’adulterio e la produzione di testamenti falsi” (I, § XVI, 43).

    Su questo sfondo va letta la derivazione etimologica della parola diritto dal tardo latino dirictum, che aveva sostituito il classico directum, participio passato del verbo dirigere – composto da de e regere: muoversi o eseguire un movimento in linea retta, indicare/seguire una direzione o tracciare un percorso. Ovviamente qui non si parla esclusivamente di movimento fisico, ma anche del dinamismo che caratterizza scelte e comportamenti.

    Il naturale accostamento tra diritti e doveri ed il suo stesso significato colloca la parola diritto in un orizzonte relazionale. Soprattutto quando questa si riferisce alle prerogative irrinunciabili degli esseri umani. Prerogative, per tornare alla lezione ciceroniana, che le leggi riconoscono e garantiscono, ma non creano. I diritti umani non li hanno inventati né l’Illuminismo né il liberalismo; pur riconoscendo il loro contribuito a definirne gli orizzonti e a creare le condizioni per il loro riconoscimento. Resta comunque la necessità di vigilare di fronte all’inaccettabile banalizzazione del concetto di diritto quando si pone a suo fondamento il desiderio ed il sentimento di singoli o di gruppi e si censura qualsiasi riferimento al bene comune. È una vigilanza da estendere a tutti quei comportamenti sociali nei quali si costringono, soprattutto i più deboli, a chiedere per favore ciò loro spetta per diritto.

    Mons. Nunzio Galantino – Abitare le parole