Diàspora (Gr. « dispersione »)

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    Applicato inizialmente agli Ebrei deportati sotto gli Assiri (722 a.C.) ed i Babilonesi (597 a.C.), il termine finì per designare tutti gli Ebrei viventi fuori della Palestina (Gv 7,35), di cui un milione circa vivevano in Alessandria al tempo di Gesù. La traduzione dell’AT cosiddetta dei « Settanta » è opera di Ebrei di lingua greca della Chiesa di Alessandria. L’annuncio cristiano fuori della Terra Santa avvenne in un primo tempo in sinagoghe ebraiche (At 9,19-20; 11,19; 13,5.14-44; 17,12, ecc.). Con la distruzione del Tempio e il progresso del Cristianesimo, gli Ebrei della diàspora divennero più isolati e la loro religione si sviluppò nell’ebraismo talmudico del Medioevo e dei tempi moderni. Il NT usa invece il termine diàspora per i cristiani dispersi nel mondo e viventi in ambienti stranieri e alle volte ostili (Gc 1,1; 1 Ptl,l).Le persecuzioni e emigrazioni dei tempi moderni hanno portato in larga scala una diàspora di Cristiani orientali. In Germania, la parola « diàspora » si riferisce a minoranze confessionali, sia di Cattolici che di Protestanti. Cf Chiesa; Missione; Settanta; Talmud.