Crescita

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    La parola crescita è sostantivo del verbo “crescere”, a sua volta forma incoativa di “creare”. Entrambi i verbi condividono la dinamica e ricca radice sanscrita kar, che ritroviamo nel greco kraino (creo, produco, compio) e kreion (colui che fa), oltre che in krantor (dominatore) e Kronos, padre di Giove.

    Il campo semantico nel quale si colloca la parola crescita è quindi quello del formare, produrre, generare, fabbricare. In alcuni idiomi, assume anche il suggestivo significato di disporre l’ordito della tessitura, che prevede lo svolgimento dei gomitoli.

    Alla luce di questi primi elementi circoscriviamo l’ambito nel quale intendiamo muoverci, escludendo riferimenti alla crescita, per così dire, ineluttabile: quella legata al tempo che passa e a ogni crescita/avanzamento che è solo frutto di meccanismi fisici, indipendenti da volontà umana. Parliamo invece della crescita possibile solo dove c’è iniziativa e partecipazione consapevole. Entrambe proteggono dall’invadenza di meccanismi precostituiti e fanno della crescita un processo che proietta verso una meta o uno scopo ben definiti, capaci di dare un senso all’ordito della propria vita o delle realtà cui si appartiene. Insomma, una crescita-percorso di espansione che può fare di ognuno di noi delle persone riuscite e integrate con noi stessi e con la vita.

    Lo scopo e la direzione della crescita, per avere un senso e fungere da volano, non possono essere né astratti né remoti. Lo scopo della crescita e la direzione che essa è chiamata a prendere devono caratterizzarsi per il loro sano realismo, devono appartenerci fino ad essere parte integrante di noi stessi e divenire una vera e propria passione della nostra vita. Senza la passione che spinge a osare, non è possibile realizzare la ricchezza di operazioni legate alla radice kar, cui rimanda la parola crescita.

    Operazioni che possono svilupparsi solo in un contesto relazionale. Soli non si cresce. E soprattutto, non si cresce senza la disponibilità a vivere intensamente le gioie che la crescita comporta e a sopportare le fatiche ad essa legate. Le gioie sono quelle delle scoperte e del nuovo che fa irruzione, a volte in maniera del tutto inaspettata, nella nostra vita; le fatiche sono quelle legate a quanto si è costretti a lasciare e alla difficoltà, talvolta, di accettare il nuovo. Sia a livello personale sia a livello comunitario, la crescita è un continuo lottare tra voglia di sicurezza e disponibilità ad accettare il rischio. È un sentirsi continuamente chiamati a lasciare qualcosa per accogliere e fare spazio al nuovo. In ogni ambito.

    La crescita riguarda infatti e in maniera più impegnativa, oltre la dimensione fisica, quella culturale, affettiva e spirituale. L’esercizio più difficile resta sempre quello di agire e fare scelte che assicurino una crescita integrale.

    A cura di mons. Nunzio Galantino

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