Conflitto

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    Il significato più comune attribuito alla parola conflitto è quello di scontro tra individui o gruppi, culture, ideologie o interessi. In questa accezione negativa, il conflitto finisce sempre per avere un vinto e un vincitore.

    Questo però non è l’unico significato della parola conflitto né l’esito obbligato di ogni conflitto. Vi sono infatti conflitti che aprono la strada a soluzioni, talvolta impreviste. Prendiamo l’esempio dei conflitti sindacali, che possono trovare composizione nel quadro più generale del bene comune o di reciproci interessi. La possibilità che dei conflitti si risolvano in maniera positiva vale anche per quelli che toccano la sfera interiore e quella psicologica della persona. Si sa! Se non accompagnati, questi conflitti possono segnare in maniera lacerante gli equilibri personali. Riconoscere invece il conflitto e decidere, per quanto è possibile, di non fuggire da esso è, come afferma lo psicologo Gino Pagliarini, il primo passo verso la ricerca dell’armonia. Rimanere consapevolmente nella complessità e nella difficoltà della situazione conflittuale vuol dire pensare realisticamente che le situazioni di conflittualità che viviamo non sono mai così estreme e nettamente schematizzabili.

    E poi, “nel dialogo c’è il conflitto – afferma papa Francesco – non dobbiamo temerlo né ignorarlo, ma trasformarlo in un anello del collegamento”. Sempre e comunque cioè il conflitto si colloca e ci colloca in un contesto relazionale. Relazione con l’altro da me e/o relazione con me stesso. Nel primo caso, l’incontro con l’altro – altro da me per storia, cultura, tradizioni e motivazioni, e non mio prolungamento – può contribuire a definire la mia identità e mi aiuta a percepire il mio come uno dei punti di vista possibili. Quanto, poi, ai conflitti che si consumano al nostro interno, sembrano essere proprio i più faticosi da sostenere. Soprattutto quando resta predominante la sensazione oppressiva di un muro che mi si para dinanzi: un vuoto esistenziale, amaro epilogo dell’incontro tra la realtà che vivo e quella che mi sembra capace di ridarmi vita.

    Ha proprio ragione l’imperatore stoico Marco Aurelio: “È conflitto la vita, è viaggio di un pellegrino”; e, con lui K. Marx, quando scrive: “Non vi è progresso senza conflitto: questa è la legge che la civiltà ha seguito fino ai nostri giorni”.

    L’etimologia della parola conflitto dà ragione dell’approccio semantico positivo fin qui seguito. Il De rerum natura fa derivare la parola conflitto dal latino conflictus e dal verbo confligere, composto di cum (con) e fligere. Sia in Lucrezio sia nel De officiis di Cicerone questo verbo rimanda alla possibilità di fare incontrare, confrontare, riunire, avvicinare. Solo più tardi confligere acquisterà il significato di combattere, contendere, urtare ostilmente. L’etimologia ci consegna quindi originariamente la parola conflitto come incontro generativo tra realtà differenti.

    Mons. Nunzio Galantino – Abitare le parole