Concilio di Nicea II (787)

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    Concilio convocato dall’imperatrice reggente Irene e presieduto da Tarasio, Patriarca di Costantinopoli, con la partecipazione di circa 350 vescovi, fra cui una delegazione dell’Occidente. Trovandosi sotto il dominio islamico, i patriarchi di Alessandria, Antiochia, e Gerusalemme poterono mandare soltanto due monaci ciascuno. Nel condannare l’eresia iconoclasta (gr. « distruzione delle immagini »), il Concilio accolse una lettera mandata dal papa Adriano I e distinse fra prosk_nesis (gr. « venerazione ») o devozione manifestata alle immagini in quanto rappresentano Dio e i Santi, e latria (gr. « adorazione ») o culto dovuto a Dio solo. Il Concilio condannò anche la simonìa e dichiarò nulle e invalide le elezioni di vescovi fatte da autorità civili (cf DS 600-609). Questo Concilio è ritenuto dai Greci Ortodossi come il settimo (ed ultimo) Concilio ecumenico. Esso forma come una sintesi e come l’epilogo dei sei concili precedenti. Cf Icona; Iconoclasmo; Sette concili ecumenici (I); Venerazione dei santi. Concilio tenutosi a Sardica (oggi, Sofìa, capitale della Bulgaria) e convocato da Costante I, imperatore d’Occidente e da suo fratello Costanzo II, imperatore d’Oriente, per sedare un diverbio tra l’Oriente e l’Occidente causato dall’Arianesimo e dalla questione dell’ortodossia di sant’Atanasio di Alessandria (circa 296-373). Dopo il loro arrivo, la maggior parte dei vescovi orientali affermarono di aver udito che il loro imperatore aveva riportato una vittoria e si ritirarono a celebrarla nella vicina Filippopoli. Gli Occidentali, sotto la presidenza di Osio di Cordova, proclamarono l’ortodossia di Atanasio e anche di Marcello di Ancira (= Ankara; Marcello morì nel 374 circa). Questo concilio è importante anche per i suoi canoni disciplinari, dove, tra l’altro, si ammetteva la possibilità di appello al papa (cf DS 133-136; FCC 7.125-7.126). Cf Arianesimo; Modalismo; Primato.