Catechesi tradendae

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    Il documento, che costituisce la sintesi dei lavori del Sinodo del 1977 affidata al papa, vede la luce dopo un iter insolito: elaborato da Paolo VI, dopo la sua morte, viene rivisto da Giovanni Paolo I e trova la sua formulazione finale con Giovanni Paolo II, che lo promulga il 16 ottobre 1979.

    L’Esortazione, dopo una breve introduzione volta a presentare storia e significato del documento, enuncia la centralità di Cristo, Persona e Mistero, nella catechesi (5-9). Il testo continua mostrando come la catechesi – esperienza antica quanto la Chiesa – è sempre stata svolta proprio per annunciare il Cristo (10-13).

    Essa rimane anche oggi diritto e dovere della comunità ecclesiale: si tratta di un compito prioritario che coinvolge, con responsabilità differenziate, tutti i credenti, esigendo un rinnovamento continuo ed equilibrato (14-17). Approfondendo la riflessione, il documento pontificio delinea poi natura e compiti di ogni attività catechistica (18-25) per passare successivamente all’elenco delle sue fonti.

    Su un  versante  più specificamente metodologico, l’Esortazione ricorda la legittimità di utilizzare metodi diversi, l’urgenza della inculturazione, il contributo che possono arrecare le varie forme di religiosità popolare e, infine, la memorizzazione (51-55).

    Mediante una corretta metodologia che valorizza opportunamente diversi elementi – quali un linguaggio adatto, una originale pedagogia della fede, la ricerca personale del fedele e il riferimento alla teologia – la catechesi contribuisce efficacemente a riaffermare l’identità cristiana in un mondo ormai indifferente.

    (Cf. Orientamenti, n. 65)