Arte

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    “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. Si legge così sul frontone della facciata del teatro Massimo di Palermo. Rifacendosi all’etimologia della parola arte, il motto le attribuisce il compito di rivitalizzare la storia dei popoli e le riconosce un ruolo profetico (“preparar l’avvenire”). La parola arte infatti contiene in sé la radice ariana ar, che in sanscrito significa andare verso. L’arte, in tutte le sue espressioni, orienta e invita ad andare oltre.
    Nel mondo greco mancava una parola che avesse l’estensione concettuale della parola latina ars. La più vicina è tékhne. I due lemmi evocano l’abilità che si esprime nell’adattare, fare, produrre qualcosa di materiale o di spirituale attraverso un’applicazione competente e cosciente da parte dell’uomo. Questo significato della parola arte cominciò a delinearsi nel XIV secolo con riferimento, soprattutto, alla pittura, scultura e architettura.

    Artista allora è chi – mettendoci mani, testa e cuore – sente il bisogno di trascendere la realtà così com’è, e si sente spinto a trasformare la sua idea del mondo, della realtà e delle relazioni in una creazione che, senza tradire la realtà, le conferisca armonia e bellezza. Indipendentemente dall’autore (San Francesco o L. Nizer), è proprio vero che “Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista”.

    L’artista, attraverso le sue opere d’arte, comunica e suscita sensazioni, emozioni e reazioni in ambiti diversi. Componendo musica o poesia, scrivendo libri, scolpendo, disegnando un quadro, costruendo un palazzo o rappresentando momenti di vita con la danza o attraverso una produzione cinematografica. Tutto, dell’arte, può contribuisce a rivelarci chi siamo. “Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso – ha scritto G. B. Shaw – e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima”. A questo contribuisce l’originalità ed il valore autonomo dell’arte. Il carattere originale dell’arte ha fatto dire a P. Picasso: “Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse”.

    È B. Croce invece a rivendicare il valore autonomo dell’arte e dell’artista. L’una e l’altro si muovono in un orizzonte ampio che, pur non prescindendo dall’esistente, lo trascende perché l’arte è essenzialmente intuizione lirica. Essa non abbandona il reale che riempie la nostra quotidianità, “ciò che l’arte tenta di distruggere è la monotonia del tipo, la schiavitù della moda, la tirannia delle abitudini, e l’abbassamento dell’uomo al livello della macchina” (O. Wilde). Per fare questo, avverte U. Foscolo, non basta la conoscenza delle regole, ci vuole passione che fa vivere dentro sentimenti travolgenti, paragonabili alla malattia febbricitante.

    Mons. Nunzio Galantino – Abitare le parole