Acqua

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    Fonte e pienezza di vita

    L’etimologia della parola acqua (latino aqua) rimanda alla radice indoeuropea ak- (piegare) e ak-na (piegato). L’acqua, vista come sostanza che si piega assumendo la forma di ciò che la contiene. Grande suggestione, sul piano semantico, riveste un particolare che va oltre la curiosità linguistica e rivela la vitalità di parole, arricchite nel loro significato dall’uso che se n’è fatto nei contesti più diversi. Un esempio è proprio la parola acqua. Per influsso del cosiddetto greco biblico, il termine ύδωρ col quale il greco antico indicava l’acqua è stato sostituito, nel greco moderno, da νερό. Il passaggio è dovuto all’influsso dell’espressione contenuta, tra l’altro, nel Vangelo di Giovanni (4,10).

    Qui, alla donna Samaritana – incontrata al pozzo di Giacobbe e sorpresa della richiesta di Gesù “Dammi da bere!” – questi risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e colui che ti dice “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva (ὕδωρ νεaρόs). Col tempo, è scomparso ὕδωρ e l’acqua in generale è stata chiamata semplicemente νερό, derivante dall’aggettivo νεaρόs (letteralmente, fresco, giovane; quindi, pieno di vita). La sostituzione è frutto del riconoscimento della qualità che deve avere l’acqua e della sua funzione principale: dare vita. Lo stretto legame tra l’acqua e la vita è testimoniato anche nella lingua sumera, nella quale “a”, significa sia “acqua” sia “generazione”. Ed è proprio su questo riconoscimento che si fondano i numerosi significati che, nelle diverse culture e religioni, sono stati attribuiti all’acqua. A cominciare dagli antichi filosofi greci. Talete di Mileto, ad esempio, ha posto l’acqua (letteralmente “elemento umido”) all’origine (ἀρχή) di tutto. Un altro celebre filosofo parla dell’acqua, Eraclito. Questi legge lo scorrere delle acque del fiume come metafora dell’esistenza umana, nella quale πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός (tutto scorre come un fiume).

    La convinzione dell’importanza dell’acqua, a differenza di quanto avviene ai nostri giorni, ha suggerito ai grandi governanti del passato di assicurare la fruizione di questo bene a tutti. Come fece Appio Claudio, costruendo il primo acquedotto, e papa Paolo V. Ma è l’ambito religioso-cultuale ad aver esaltato il valore simbolico positivo dell’acqua. Elemento e strumento di purificazione e di rinascita in molti culti. Basta ricordare l’importanza dell’acqua nel Battesimo cristiano, nei riti di purificazione e di abluzione dell’Ebraismo e dell’Islam. Nella Kabbalah ebraica l’acqua è il simbolo della Chesed, cioè della gentilezza amorevole e dell’impulso irrefrenabile ad espandersi. La mancanza di acqua per la vita e per la sopravvivenza continua ad alimentare purtroppo numerosi conflitti, in tante parti del mondo. Come non ascoltare, allora, i sempre più frequenti richiami a invertire la rotta di comportamenti poco virtuosi nell’utilizzo dell’acqua, al rispetto necessario per preservarne la qualità e ad allontanare l’abuso insopportabile della privatizzazione dell’acqua?

    A cura di mons. Nunzio Galantino