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Commento al Vangelo del 26 marzo 2017 – Fraternità Gesù Risorto

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Un tempo eravate tenebra”: San Paolo si rivolge ai cristiani di Efeso. È una cruda verità: anche noi, senza Gesù, eravamo o siamo ancora “tenebra”. L’espressione ‘essere tenebra’ ha il significato di vivere all’oscuro, nell’incertezza, nella paura, nel pericolo, nella solitudine, nell’ansia fino ad arrivare all’angoscia, se non alla disperazione. Può significare anche il modo di fare di chi tiene tutto nascosto, non si fa conoscere, o vive nella menzogna. Conosciamo queste situazioni, o perché le abbiamo attraversate, o perché conosciamo qualcuno che le abita tuttora. “Ora siete luce nel Signore”, continua l’apostolo. Chi ha conosciuto Gesù e vive con lui si rallegra come uno che finalmente è uscito da un tunnel. L’amore, il perdono e la sapienza di Gesù sono una lampada, la cui luce permette di veder e il sig nificato della nostra vita e di ogni fatto che ci capita. La presenza di Gesù ci permette di conoscere anche le persone che ci circondano, di discernere se la loro presenza è un dono oppure un ostacolo, se ci possiamo fidare e affidare, oppure se, purtroppo, dobbiamo diffidare e difenderci. Io, quando vivo consapevolmente con Gesù, divento forte e perseverante, in modo che gli altri possano fidarsi di me, e divento mite e benevolo da essere capace persino di sopportare persone moleste. È il Signore che ci rende amabili e affidabili. Lontano da lui si rischia persino di “partecipare alle opere delle tenebre” di cui “è vergognoso perfino parlare”.

Tutte le letture di oggi ci intrattengono su questo tema della tenebra e della luce. Gesù lo fa tramite un gesto stupendo: egli casualmente vede un uomo cieco. Ma si accorge pure che più cieco di lui sono i propri discepoli, che vedono nella sofferenza di quell’uomo un peccato da punire. Sono i discepoli che lo interrogano per sapere chi dev’essere condannato: colui che è nato cieco o i suoi genitori? Gesù comprende che la sua luce deve prima di tutto illuminare la loro mente e il loro cuore, e che per essi non bastano alcune parole, ma è necessario un segno che li metta a tacere, che li obblighi anche ad interrogarsi sulla sua vera identità: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”.

Il gesto che Gesù compie è quello dei medici del tempo: con la sua saliva e la terra fa un po’ di fango e con le dita sporche di quel fango tocca gli occhi che non vedono. Comanda poi al cieco di lavarsi ad una delle piscine di Gerusalemme, proprio a quella che si chiama “Siloe”. Siloe significa ‘Inviato’, nome che allude proprio a lui, Gesù, ‘Inviato’ dal Padre nel nostro mondo tenebroso.

L’acqua, con cui quell’uomo, obbedendo a Gesù, si è lavato, collabora ad aprirgli gli occhi. Quell’acqua prelude a quella del nostro battesimo. Nel battesimo noi veniamo illuminati, cioè riceviamo quell’unione con il Signore che ci toglie le incertezze, le paure, le ansie, in una parola ogni frutto della tenebra. Quest’episodio è un aiuto alla comprensione del nostro battesimo. Il cieco viene guarito dal gesto di Gesù, ma egli deve ubbidirgli. Se non si fosse recato alla piscina, non avrebbe aperto gli occhi. Egli deve poi, a più riprese, dare spiegazione dell’avvenuta guarigione, e deve sopportare ingiurie e offese quando parla di Gesù con sicurezza e riconoscenza. Nessuno gli vuol credere. Tutti vogliono sapere, e col loro sapere vogliono condannare Gesù e anche lui, che ora non è più cieco come loro, perché ha iniziato a credere nel Signore. Egli deve prender e posizi one contro tutti: è diventato credente, e i credenti vengono perseguitati da chi rimane nelle tenebre. Nemmeno i suoi genitori riescono a stare dalla sua parte quando i capi lo cacciano fuori. Essere cacciati fuori dal popolo che non accoglie Gesù non è un male, è invece l’occasione per aderire al Signore in modo ancora più consapevole e fruttuoso. Non possiamo lamentarci se vediamo i cristiani emarginati da molti ambienti: sono le occasioni loro offerte per essere testimoni. Così quando noi subiamo ingiustizie non ci abbattiamo: sono occasioni preziose per il Regno di Dio.

Tenebra o luce? Nel Signore Gesù siamo luce: vediamo la strada ove noi stiamo camminando, e illuminiamo anche la strada per gli altri.

Anche la lettura della chiamata di Davide è un aiuto a vedere fin dove potrebbe arrivare la nostra cecità. Persino Samuele, il profeta, con la sua intelligenza non sa individuare la persona che Dio ha previsto a guida del popolo. Egli deve stare in ascolto del Signore, e ubbidirgli. L’uomo è sempre un cieco, perché “vede l’apparenza”, mentre solo “il Signore vede il cuore”.

In questi giorni ci riappropriamo del nostro Battesimo. Godiamo di essere stati illuminati da Gesù e continuiamo l’obbedienza a lui, non solo per non correre il rischio di sprofondare ancora nella tenebra, ma soprattutto per essere testimoni della bellezza del suo amore e della sua sapienza, e testimoni che è lui la vita vera e la verità vivificante.

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A cura della Casa di Preghiera S.Maria Assunta – Tavodo  -Via della Pieve, 3 – 38078 SAN LORENZO DORSINO – TN

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Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 26 marzo 2017 anche qui.

IV Domenica del Tempo di Quaresima

Gv 9, 1-41
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 26 Marzo – 01 Aprile 2017
  • Tempo di Quaresima IV, Colore rosa
  • Lezionario: Ciclo A | Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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