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Commento al Vangelo del 16 luglio 2017 – Charles de Foucauld

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CHARLES DE FOUCAULD:
COMMENTI AL VANGELO DI MATTEO

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Mt 11, 25-30

Poiché non abbiamo il Commento di Charles de Foucauld al capitolo 13 del Vangelo di Matteo, riportiamo una parte della Meditazione al Salmo 64, previsto dalla liturgia di questa stessa domenica.

Mio Dio, bisogna dirti grazie di tutte le parole di questi ultimi versetti, perché tutte ci descrivono dei benefici infiniti: ci parlano della tua incarnazione e delle grazie di cui essa ha «inebriato» la terra, è la parola di cui si serve lo Spirito Santo, e com’è vera!

«Esaudiscici Signore, nostra salvezza»: sì, nostro salvatore, nostro redentore, nostro così dolce Gesù! «La speranza del mondo intero fino ai suoi estremi confini e fino ai mari più lontani»: sì, è già sotto questo nome che tu eri annunciato da Giacobbe, o beneamato Gesù, «le nazioni spereranno in lui», aveva detto; sì tu sei certamente la speranza di tutti gli uomini: non appena sei apparso la luce divina ha illuminato il mondo intero. «Tu che fai le montagne nella tua forza e che sei cinto di onnipotenza; tu che turbi le profondità del mare e fai muggire le sue onde»: o così grande e così potente, Creatore e Maestro supremo di tutto! «I Gentili saranno sconvolti e le nazioni più lontane avranno timore alla vista dei tuoi miracoli»: ti farai conoscere e ti farai temere Dio con i tuoi prodigi e quelli dei tuoi discepoli…

Colmerai ogni istante dell’anno di benedizioni della tua bontà: «i tuoi campi si copriranno di messe…»: sì, mio Dio, prepari la terra con la tua grazia, sì la tua grazia la inonda e riempie le anime come un’acqua straripata riempie i canali di un giardino; sì la tua grazia la impregna come una rugiada, e sotto la sua azione le anime sorridono alle tue bellezze, germogliano di virtù, si coprono di fiori e di frutti. «I deserti stessi diventano ridenti e fertili; le colline si coprono di un gioioso ornamento». Le anime più secche, più aride, più vuote di virtù, più buie, più sporche, più desolate, sotto la tua azione, o dolce Gesù, si coprono di fiori come si vede fare ad aridi deserti dopo una pioggia primaverile; e sul cuore che sembrava solo una collina di pietre, senza ombra di vita, fai germogliare e apparire verdi pascoli, la vita, il bene, la speranza…

Diciamo spesso questo salmo ringraziando con tutta la nostra anima Nostro Signore della nostra vocazione, della sua incarnazione, dei benefici infiniti della sua grazia in noi e in tutti gli uomini, e in particolare, io che sono un peccatore convertito, di aver voluto irrigare questo deserto così sterile, così spaventoso, così sporco e non dico trarne frutti, ahimè, ma almeno farne rinascere la vita e l’erba verde della speranza!

Ringraziamo, ringraziamo senza fine! «Diciamo un inno al Signore!». Che queste parole, le prime e le ultime del salmo, siano il grido del nostro cuore.

La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 16 luglio 2017 anche qui.

XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 13, 1-23
Dal Vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 16 – 22 Luglio 2017
  • Tempo Ordinario XV, Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A | Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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