Commento a Lettera ai Gàlati 1, 18-24

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Paolo prosegue oggi nell’esposizione ai Galati del suo cammino di credente e di apostolo.

Ci parla dunque del suo incontro con le supreme autorità apostoliche della Chiesa: Cefa (Pietro) e Giacomo a Gerusalemme! (ver.18).

Egli avverte anche l’opportunità di confermare queste notizie sottolineando il carattere di sincera autorevolezza e “normalità” di questi incontri.

Egli sembra voler sottolineare la tranquillità di tali passaggi, senza complessi di inferiorità.

Questo può forse farci pensare che egli intenda il suo compito apostolico non come “subordinato” ma se mai come “complementare” alla missione degli altri Apostoli: loro per la guida degli ebrei che il Signore chiama alla fede di Gesù, lui per quelli che lo stesso Signore ora chiama dal paganesimo. Dalle “genti”!

E forse proprio per questo, ai vers.22-23, egli afferma di non essere stato “personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea”.

Di lui, che peraltro era ben noto nell’ambiente giudaico, si diceva che “colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere” (ver.23)!

L’evento certo è dunque la sua “conversione”.

Ma questo deve ora diventare il riconoscimento da parte giudaica dell’autenticità e dell’autorevolezza del suo ministero apostolico!

Tutto questo non è opera umana, ma è evento “a gloria di Dio” (ver.24) per il prodigio della sua conversione.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

Leggi qui il brano.

A cura di don Giovanni Nicolini

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