Commento a Giudici 17-21 (GdC 17-21)

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Il libro dei Giudici si conclude con l’esplosione di violenza interna al popolo di Israele a seguito del delitto di Gabaa. Per molti versi ricorda l’inospitalità degli abitanti di Sodoma: da un lato una persona che ospita stranieri, dall’altro gli abitanti che intendono violentarli.

In questo caso il padrone offre la figlia e la concubina dell’uomo ospitato, e solo quest’ultimo riuscirà a convincerli ad accontentarsi la concubina. Violentata per tutta la notte, il cadavere della donna squartato in dodici parti distribuite a tutte le tribù di Israele suscita lo sdegno collettivo. Si muove così guerra alla tribù di Beniamino, che viene annientata, con la promessa degli altri di non prendere in moglie le sue figlie.

Eppure questa mutilazione delle dodici tribù risulta una ferita da sanare, per garantire discendenti anche a questa parte del popolo di Israele. Questa violenza viene spiegata dal libro con il fatto che a quel tempo non vi era un re per governare Israele.

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A cura di Piotr Zygulski

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