Commento a Esodo 25-28

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Ogni aspetto della Tenda e dell’Arca (in ebraico “aron”) dell’Alleanza è descritto nei dettaglio e dischiude importanti significati spirituali. Pensiamo ai due cherubini d’oro che vi sono collocati. Proprio la Legge di Dio in essa contenuta proibirebbe di fabbricarsi immagini di ciò che è in Cielo o sulla terra. E invece abbiamo questa eccezione.

Due cherubini, separati dalla distanza della Legge, ma collocati faccia a faccia e con le ali che si sfiorano. Ciascuno dei due volti è rivolto verso il legame della Legge e ciascuno al contempo è anche rivolto verso l’altro da sé che lo rende unico, speciale, opera d’arte. In questo spazio di libertà è il respiro degli sguardi che si incrociano a generare la possibilità di relazioni autentiche per tutti.

Amare Dio e amare il prossimo: già tutto è tra questi due cherubini. Lì in mezzo, Mosè è invitato da Dio a dialogare con Lui, tra l’uno e l’altro, nello spazio “terzo” tra il Due e l’Uno. È messo così in vibrazione dalla Parola definitiva perché in cammino che lo unisce – e lo distingue, al tempo stesso – con il fratello e con Dio: la benedizione delle nostre relazioni.

In che modo frequenti questo luogo di ascolto di Dio tra i fratelli, che a loro volta ci implorano ascolto?

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A cura di Piotr Zygulski

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