Commento a 2 Samuele 5-8 (2Sam 5-8)

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Sconfiggendo anche tutti i nemici esterni, David decide di portare l’Arca dell’Alleanza nella città da poco conquistata: Gerusalemme, la sua città, la città di David. Egli entra festosamente, vestito dell’efod sacerdotale che gli fungeva da perizoma di lino, danzando «con tutte le sue forze davanti al Signore».

Questo accende il mal sopito risentimento dell’ex moglie Mikal, che lo reputa assolutamente disdicevole. Un re non può umiliarsi a tal punto, deve mantenere un certo decoro istituzionale. Eppure il sovrano è consapevole di ciò che fa, infatti promette: «Mi abbasserò anche più di così» davanti a Dio. L’occhio cattivo di Mikal, ferma alla formalità dei protocolli, la rende sterile sino al termine della sua vita, incapace di prendere parte alla gioia del Signore.

«Sei capace di gridare quando la tua squadra segna un goal e non sei capace di cantare le lodi al Signore? Di uscire un po’ dal tuo contegno per cantare questo? Come va la mia preghiera di lode? Io so lodare il Signore? So lodare il Signore o quando prego il Gloria o prego il Sanctus lo faccio soltanto con la bocca e non con tutto il cuore? Quante volte noi disprezziamo nel nostro cuore persone buone, gente buona che loda il Signore come le viene, così spontaneamente, perché non sono colti, non seguono gli atteggiamenti formali?» (Papa Francesco)

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A cura di Piotr Zygulski

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