Commento al Vangelo del 9 Maggio 2021 – Giuseppe Di Stefano

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Prima di tutto… l’amore

Per amare, occorre “rimanere” in un amore che ci precede, sempre, immeritatamente, nonostante tutto. Fare casa, dimorare in un amore saldo e tenace, che ci faccia al sicuro, senza mai chiuderci in noi stessi. «Rimanete nel mio amore» dice Gesù ai suoi discepoli, mentre, nella notte della sua Pasqua, si allunga, pesante, l’ombra della croce. È in questo amore che non ha pari e non teme di dare la vita, che Gesù si consegna ai suoi e fa loro dono del comandamento nuovo. Eccolo il segreto di Dio, adesso consegnato alle mani di quegli uomini che, così, da “servi” diventano “amici”, resi “capaci” di quel mistero, non perché migliori degli altri, ma perché scelti e costituiti per portare frutto. Il nostro è un Dio svestito, scandalosamente nudo, come l’amore di cui ci fa dono. Non ha segreti questo Dio, è vulnerabile, pericolosamente povero e bisognoso di tutto, ma ricco di amici. «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi».

L’amore non è un semplice sentimento, ma un percorso che passa necessariamente attraverso la stagione dell’amicizia, dallo stabilire con l’altro una particolare intimità, sporcandosi le mani con la sua diversità, correndo anche il rischio di essere vulnerabili, senza difese, davanti all’altro, mettendo in conto il rifiuto e la solitudine che ne deriva.

Non possiamo illuderci di amare senza comprometterci con l’altro, altrimenti non saremo mai capaci di dare la vita, né di realizzare in noi l’unica cosa che il Padre si aspetta dai suoi figli: che ci amiamo gli uni gli altri.

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). È quel “come” che ci mette con le spalle al muro. Tutto è qui, in questa manciata di parole. E basterebbe davvero che le nostre comunità prendessero un po’ più seriamente quel “come” per far salire la temperatura della gioia e archiviare – finalmente! – frustrazioni, risentimenti e rivendicazioni.

È questo “come” che fa la differenza. Ogni discepolo del Signore, proprio perché amato anticipatamente e senza alcun merito, osa amare di quell’amore con cui egli stesso è amato da Dio. Sì, siamo capaci di questo amore, per grazia, per puro dono. E la sfida di ogni giorno è dare corpo a quel “come” che cambia radicalmente la nostra vita e quella di chi ci sta accanto, perché l’amore e solo l’amore potrà cambiare il mondo.

FONTE

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