Commento al Vangelo del 27 Gennaio 2019 – Giuseppe Di Stefano

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Dio è vicino e ci ama

Luca, accingendosi a scrivere il suo vangelo, lo vuole dedicare a un personaggio di nome Teofilo. È un personaggio vero o simbolico? Teofilo è una parola greca che significa « amante di Dio». Il mondo è pieno di Teofili, di cercatori del volto di Dio.

Luca, discepolo di Paolo, sembra rivolgersi a tutti quelli che sono alla ricerca di questo Dio ignoto per dire loro che il suo volto ci è stato rivelato da Gesù. E si preoccupa subito di collocare Gesù in un preciso contesto storico e geografico per sottrarlo all’indefinibile dimensione dei mito e restituirlo alla storia concreta degli uomini («al tempo di Erode, re della Giudea» (1,5). E Gesù ha una patria precisa, tanto che non si può parlare di lui se non chiamandolo Gesù di Nazaret.

Proprio a Nazaret di Galilea, il villaggio oscuro «dove era stato allevato», Gesù inizia la predicazione per annunciare la novità di Dio che abita in lui. Perché questo inizio a partire dalla Galilea, considerata dai giudei terra di eretici (si diceva: «Tutto ciò che non è giudeo, è eretico»), e in particolare da Nazaret da cui, secondo la tradizione, non sarebbe potuto uscire nulla di buono? Fosse stato uomo di potere, Gesù avrebbe scelto Gerusalemme per dare risonanza alle sue parole. Ma Gesù vuole essere piuttosto dalla parte di coloro che, privi di ogni potere, sono costretti a subire ogni sorta di umiliazioni e di sopraffazioni.

Per questo incomincia la sua missione dalla Galilea e, nella sinagoga di Nazaret, applica a se stesso un passo di Isaia: egli è stato mandato per annunciare un anno giubilare da parte del Signore, un anno di grazia e di liberazione per la terra e per tutti gli uomini.
A chi è rivolto in particolare il suo annuncio? Ai poveri, ai prigionieri e agli oppressi, a coloro che soffrono di cecità fisica e a coloro che soffrono di cecità morale.
È interessante osservare che a un certo punto, citando Isaia, Gesù tronca il testo prima dei versetto che dice: «Un giorno di vendetta per il nostro Dio» (Is 61,2).

Gesù non si sente mandato ad annunciare la vendetta di Dio, ma la promessa di una nuova nascita. E per questo annuncio che si crea nell’assemblea una profonda emozione, tanto che, come dice il vangelo, «gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui». Si tratta di un fatto veramente straordinario. Credevano di conoscere bene Gesù che avevano visto crescere sotto i loro occhi a Nazaret, e s’accorgono ora di avere davanti un personaggio nuovo, capace di esprimere una forza morale insospettata.

Potrebbero ancora chiamarlo il «figlio del carpentiere», ma riconoscendo subito che ogni indicazione legata al passato sarebbe troppo riduttiva rispetto alla novità rappresentata da quel fuoco segreto che lascia trasparire da tutto il suo essere.

Come spiegare il mistero che lo avvolge, lo compenetra, lo investe di un’autorità che nessuno prima avrebbe potuto riconoscere in lui? La possibilità di entrare in questo mistero ci è data dal testo di Luca, là dove si legge che «Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito santo». Se fosse tornato con un titolo accademico conseguito presso la più prestigiosa scuola rabbinica non avrebbe lasciato nei suoi ascoltatori la stessa impressione che invece riesce a ottenere presentandosi con le umili apparenze di un tempo. Se Gesù riesce a suscitare nella sinagoga una grande emozione, è perché non si limita a leggere e a commentare quel testo che i presenti tante volte forse avevano già ascoltato: quel testo lo legge saldandolo strettamente alla sua persona, come se ogni parola fosse una fibra del suo essere o una particella del suo mondo più segreto.
È significativo un particolare del racconto: Gesù, dopo aver letto, «arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente».

Se la parola profetica si è incarnata in lui, non c’è più bisogno di leggerla nel rotolo della sinagoga. È lui ormai il libro sempre aperto, è lui la parola da ascoltare. Se fossimo capaci, contemplando oggi la dolcezza e la forza dello sguardo di Gesù, di sentire la passione che brucia il suo cuore, saremmo pronti anche ad ascoltare un appello che intende rivolgere al Teofilo che è in noi: «Se vuoi amare Dio, cerca di avvicinare i poveri, quelli che sono oppressi, quelli che in qualche modo si sentono prigionieri dentro situazioni penose e umilianti, e porta a tutti questo messaggio di speranza: “Dio è vicino e ti ama”. Ma questa parola, perché sia credibile, deve essere testimoniata con gesti d’amore. Allora non avrai nemmeno bisogno di parlare, ma tutto il tuo essere, anche il tuo silenzio, diventerà parola».

FONTE

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TERZA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

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Lc 1,1-4; 4,14-21

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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