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“Vieni! Seguimi!” – Gesù e il giovane ricco

Al giovane, che domanda a Gesù cosa gli manchi per avere la vita eterna, Gesù risponde: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo. E vieni! Seguimi!” (Mt 19,21). La “perfezione” di cui parla Gesù consiste in uno spogliamento di ciò che si ha e in un movimento: rinunciare ai propri beni e mettersi in moto, andare, seguire la persona che ti sta di fronte e ti parla.

Due azioni che chiedono un coinvolgimento profondo e un cambiamento di vita: condividere ciò che usiamo, ciò che abbiamo acquistato lavorando con fatica, quando non è gesto meramente impulsivo, è un atto che esprime fede in colui che veste i gigli dei campi con abiti più belli di quelli che il re Salomone, in tutta la sua ricchezza, poteva permettersi. Fede in colui che nutre gli uccelli del cielo, i quali non seminano e non mietono, eppure hanno tutto il necessario per vivere.

L’azione di spogliamento è anche un’altra, forse più radicale: separarsi dalla propria osservanza delle regole e dei comandi contenuti nella legge del Signore. Comandi che non vanno trascurati, al contrario custoditi e adempiuti perché derivano da Dio, e che tuttavia non sono sufficienti a donare vita al giovane, che infatti chiede a Gesù: “Cos’altro mi manca?”.

“Vieni! Seguimi!”, risponde Gesù al giovane. Questa proposta apre a un coinvolgimento nuovo, inatteso, immette nel dialogo un elemento di assoluta gratuità: l’offerta e insieme la domanda di una relazione, di un cammino da fare insieme. In questo orizzonte nuovo che si profila, in primo piano non ci sono valori etici, non c’è un progetto preciso: c’è piuttosto un cammino da intraprendere.

Venire. Seguire. Qual è il contenuto di questi verbi? Cosa evocano? Attesa? Promessa? Cosa avrebbero significato per la vita di quel giovane che ha osato chiedere ma non ha trovato il coraggio di restare fino in fondo nella risposta alla sua domanda? Domanda che pure gli bruciava nel cuore, altrimenti non l’avrebbe fatta. Qual è il sapore di quella tristezza che lo coglie alla risposta di Gesù? Il testo dice: “Possedeva molte ricchezze”. Diventa triste a sentirsi dire di lasciare tutto, perché aveva tanto. Ciò che fa presa su di lui è la parte del “vendere tutto”. Il “vieni, seguimi” a questo punto è come se non lo considerasse. Almeno, né Matteo né Luca o Marco riferiscono alcuna reazione in risposta a queste parole. Il giovane non reagisce al “vieni”: ciò che lo turba è il “vendi quello che hai”.

Eppure il “vieni, seguimi” è la parte più interessante della proposta di Gesù: parole dette alla fine, in chiusura, quando il dialogo volge al termine e i due stanno per separarsi. Due parole preziose, proprio perché dette “fuori tempo”, parole che possono facilmente sfuggire all’attenzione, che rischiano di non essere considerate nella loro unica, potentissima, vitale carica di bene che racchiudono. Parole esigenti, sì, ma capaci di dare compimento a quella “Legge” che scrupolosamente e fin dall’infanzia il giovane aveva osservato.

Fonte – Monastero di Bose

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