Buongiorno padre Angelo,
sono capitata per caso su questo sito, sto leggendo un libro di Saverio Gaeta sull’eredità di Don Amorth.
Sto approfondendo la storia del Santo Rosario, vorrei sapere quando fu istituito e da chi.
Grazie per le risposte che dà a tutti i quesiti che le vengono rivolti.
Pace e bene, un cordiale saluto, Anna

Risposta del sacerdote

Cara Anna,

  1. la preghiera del Rosario non è spuntata da un giorno all’altro ma è frutto di un lungo cammino.
  2. Secondo la tradizione la Madonna avrebbe aiutato il Santo Padre Domenico nella sua predicazione (siamo nel 1200) ispirandogli in qualche modo quella che in seguito sarebbe diventata la preghiera del Santo Rosario
    Il beato Alain de la Roche, domenicano bretone della fine del XV secolo, riferisce quanto gli avrebbe detto San Domenico stesso in un’apparizione.
    Sconfortato dagli insuccessi della predicazione, questo Santo era in preghiera, in digiuno e penitenza da tre giorni. Gli apparve la Madonna e gli disse: “Non meravigliarti se finora hai ottenuto così pochi frutti delle tue fatiche. Hai profuso le tue forze su un terreno arido non ancora irrigato dalla rugiada della grazia divina. Quando Dio decise di rinnovare la faccia della terra, egli inviò la pioggia fertilizzante del saluto Angelico. Tu predica dunque il mio Salterio”.
  3. Ciò che stupisce gli storici è che le varie biografie di San Domenico non parlano mai di questo evento.
    Aldilà dell’apparizione ricevuta del beato Alain, si può convenire con quanto ha scritto il padre Reginaldo Garrigou Lagrange (1887-1964): “La Santa Vergine fece conoscere a San Domenico un modo di predicazione fino allora sconosciuto, che essa gli affermò essere per l’avvenire una delle armi più potenti contro l’errore e le avversità. (…).
    Sotto l’impulso dell’ispirazione ricevuta, San Domenico se ne andava per i villaggi eretici, riuniva il popolo, e predicava i misteri della salvezza, quelli dell’incarnazione, della redenzione, della vita eterna.
    Come Maria gli aveva ispirato, egli suddivise i diversi misteri in gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Predicava alcuni istanti su ognuno di questi 15 misteri, facendo poi recitare 10 Ave Maria, un po’ come si predica l’ora santa in più parti intercalate da preghiere o da canti religiosi. 
    Dove non arrivavano le parole del predicatore, era la dolce preghiera dell’Ave Maria a istillarle nel profondo dei cuori. Questo genere di predicazione fu tra i più fruttuosi” (La madre del Salvatore e la nostra vita interiore, p. 351).
  4. Padre Raimondo Spiazzi, nella sua biografia di San Domenico, riporta il pensiero dell’ungherese domenicano padre Angelico Janos Iszak secondo il quale San Domenico avrebbe sfruttato un metodo di preghiera in uso nella tradizione monastica e religiosa di quei tempi: ci si serviva di cordicelle annodate o di altri strumenti per recitare un certo numero di preghiere e di giaculatorie.
    San Domenico avrebbe intervallato la sua predicazione fatta a tratti con un certo numero di Pater e di Ave Maria. Queste preghiere venivano computate facendo uso di cordicelle.
    In tal modo il predicatore e gli ascoltatori si riposavano un poco. Per non stare in un silenzio vuoto, che avrebbe dato adito a distrazioni, pregavano.
    Pregando facilmente tornavano con la loro mente agli eventi della vita del Signore che avevano sentito. Così la contemplazione si unì alla preghiera vocale.
    La spiegazione è molto plausibile.
    Il silenzio sul Rosario da San Domenico fino al beato Alain sarebbe motivato da Padre Morthier dal fatto che rigorosamente parlando questo modo di agire non era considerato come un metodo speciale di preghiera, ma come una forma particolare di predicazione (Storia dei maestri generali dell’ordine I,1, pp. 15-18).
  5. Successivamente, in epoca non facilmente identificabile, si trasformò in forma di preghiera, alla portata di tutti, fatta anche ogni giorno personalmente o comunitariamente.
    Tale ricostruzione sulle origini del Rosario è pienamente verosimile se si tiene presente che il beato Giordano di Sassonia, primo successore di San Domenico nella guida dell’Ordine, amava recitare con i confratelli un certo numero di Salutazioni Angeliche accompagnandole con una meditazione.
    Tenendo conto che con quelle cordicelle taluni recitavano anche 150 avemarie, chiamandole Salterio mariano in analogia con i 150 salmi della Scrittura e che già a cavallo tra il 1200 e il 1300 qualcuno, come la vercellese domenicana beata Emilia Bicchieri, era solito donare 15 pani ai poveri in memoria dei 15 misteri della vita del Signore, si può dire che già a quei tempi il Santo Rosario era più che abbozzato.
     Sarà il Papa San Pio V, domenicano, a formalizzare la stesura definitiva del Rosario con la bolla Consueverunt Pontifici Romani del 1569, aggiungendo la seconda parte dell’Ave Maria. In questa bolla il Papa fa risalire a San Domenico l’istituzione del Rosario.
    Giovanni Paolo II con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002 inserirà i cinque misteri della luce che si possono aggiungere ai 15 tradizionali oppure sostituirne una terza parte.

Ti auguro una fruttuosa preghiera, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Domanda e risposta tratta dal sito degli Amici Domenicani.

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