San Gennaro

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Si narra che, poco dopo la sua decapitazione (probabilmente nel 305 sotto Diocleziano), una donna si avvicinò e raccolse un po’ di sangue del vescovo che versò in due piccole ampolle di vetro.

La tomba del martire fu subito meta di pellegrinaggi e molti sostenevano di avere ottenuto miracoli per sua intercessione; ma le ampolle del santo, trafugate verso l’831 e portate prima a Benevento e poi a Montevergine, poterono tornare a Napoli solo nel 1497.

Nel frattempo, la devozione popolare aveva subito una svolta radicale: il 17 agosto 1389, mentre Napoli è coinvolta nelle lotte dinastiche angioine, nello scisma avignonese e afflitta da un’acuta carestia, il vescovo ordinò che venisse esposta in duomo la teca con le ampolle che contenevano il sangue del martire.

Improvvisamente quel sangue rappreso si sciolse.

Da allora le feste liturgiche del santo furono sempre legate all’esposizione delle ampolle e al fenomeno della liquefazione che, con regolarità straordinaria, si ripete nelle date fisse. Dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa napoletana ha disciplinato l’esposizione della reliquia, preoccupandosi di frenare ogni eccesso devozionistico, senza peraltro disconoscere espressioni sincere di partecipazione popolare, come quella del gruppo di donne dette “parenti di san Gennaro”.

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