p. Giancarlo Bruni – Diventare ciò che si mangia

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PADRE GIANCARLO BRUNI  – PARROCCHIA SANTI FIORENTINI – 27 NOVEMBRE 2019

Eucarestia “Fonte e culmine” della Vita della Chiesa:
La Chiesa che genera l’Eucarestia è generata dall’Eucarestia.

Di seguito il link al file Word e la trascrizione dell’incontro.

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LA LITURGIA

Dove collochiamo la liturgia nella esperienza della vita cristiana?

La vita cristiana intesa come esperienza del Cristianesimo, può essere riassunta in tre parole: ANNUNCIO, PREGHIERA, TESTIMONIANZA cioè vita. Tutte e tre insieme.

 L’esperienza, così come trattata dalla Bibbia, consiste in questo: l’amore di Dio incondizionato in Gesù Cristo. Questo è il Cristianesimo: Dio in Gesù Cristo si rivela come amore incondizionato all’uomo. Buono e cattivo, giusto e ingiusto, ebreo, greco, latino, bianco, nero, di ogni cultura e di ogni latitudine. E’ il Padre di tutti.

Questo evento, l’amore di Dio in Gesù Cristo per tutti, in maniera libera gratuita, incondizionata, questo ANNUNCIO (1° aspetto) è un annuncio che poi viene PREGATO. Dinanzi al fatto che Dio ci ama così la nostra prima risposta è il GRAZIE e il grazie è la PREGHIERA. L’Eucarestia è “rendimento di grazie”: rendiamo grazie perché Dio in Gesù ci ama al punto da perdonarci, al punto dal parlarci (la liturgia del perdono, la liturgia della parola), al punto da continuare a spezzarsi per noi (prese il pane e lo spezzò). Dinanzi a questo amore di Dio per noi, la nostra prima risposta è GRAZIE: dopo che alla messa abbiamo ricevuto il perdono cantiamo il GLORIA. Dopo che abbiamo ascoltato la prima lettura diciamo “RENDIAMO GRAZIE A DIO”, dopo che abbiamo ascoltato il Vangelo rispondiamo “lode a te o Cristo”. Prima di spezzare il pane “rendiamo grazie a Dio”.

L’esperienza cristiana è questa: in principio c’è l’amore incondizionato di Dio, in mezzo c’è il ringraziamento a Dio, a conclusione c’è il vivere alla luce dell’amore di Dio, “amate gli altri come io ho amato voi”.

Guardiamo l’esperienza cristiana partendo dall’ esperienza ebraica riportando un detto di Simeone il Giusto, un sommo sacerdote di Gerusalemme del III sec o II sec a. C: il mondo poggia su tre colonne: lo studio dell’atorà, cioè della legge, la avodà, cioè il culto e la preghiera, e le opere di misericordia”.

E’ stato poi ripreso dalla tradizione cristiana in questa triade: FEDE, la legge del credere, PREGHIERA, la legge del pregare, PRATICA, la legge del vivere.

Allora dobbiamo chiederci: LA PREGHIERA, LA LITURGIA, DOVE STA? Sta in mezzo fra l’ascolto della “buona notizia” e il vissuto della “buona notizia”.

  • In principio vi è L’ASCOLTO, l’ascolto della “buona notizia”, la vita ha un senso quando è vita amata dal Padre per il Figlio nello Spirito, resa vita capace di amare. Questo è il punto di partenza.
  • Questa Fede che Dio in Gesù ci ama, questa fede diventa una FEDE PREGATA, lo ringrazio e lo lodo,
  • poi diventa una FEDE VISSUTA.
  • Questo è importante perché il solo credere, senza ringraziare, il lodare, invocare e intercedere, il solo credere senza preghiera e senza testimonianza nella vita, riduce il Cristianesimo a dottrina, a semplice conoscenza.
  • Il ridurre il Cristianesimo a sola preghiera senza conoscenza, a solo liturgia, senza conoscenza e senza pratica, è ridurlo a magia. I riti diventano riti magici.
  • Il ridurre il Cristianesimo a solo comportamento, senza preghiera e senza fede, lo riduce a una filosofia di comportamento pratico.

Allora la nostra esperienza cristiana poggia su questi tre elementi: IL SI’ ALLA PAROLA ASCOLTATA, IL SI’ A RINGRAZIARE PER QUESTA PAROLA ASCOLTATA, IL SI’ A METTERE IN PRATICA LA PAROLA ASCOLTATA.

Dobbiamo far armonizzare queste cose: LA PAROLA ASCOLTATA, LA PAROLA PREGATA, LA PAROLA VISSUTA.

Allora la liturgia sta in mezzo. Anche la domenica quando si va in chiesa: “venite, ascoltate, ringraziate, andate, andate a vivere nella piazza, nella compagnia degli uomini quello che avete celebrato e ascoltato”.

E’ importante capire cosa è questo momento della liturgia, capirne la struttura e le dimensioni costitutive: cosa costituisce il momento rituale? Quando facciamo un battesimo, celebriamo un matrimonio, quando celebriamo l’eucarestia. Cos’è la liturgia?

La parola liturgia vuol dire AZIONE DI POPOLO, infatti la facciamo insieme.

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA LITURGIA SONO 3:

  1. LA LITURGIA E’ UN EVENTO CHE CELEBRA UNA STORIA: nella liturgia celebriamo la storia della Salvezza, dal suo inizio alla sua consumazione. La liturgia è la celebrazione ringraziata e lodata della storia dell’amore di Dio per l’umanità. Questa storia di amore è esemplificata nella storia di amore di Dio per Israele (Antico Testamento, prima lettura), nella celebrazione della storia di amore di Dio per l’umanità intera, amore espresso nell’amore verso la rappresentanza dell’umanità che è la Chiesa. La liturgia è il momento in cui celebriamo una storia. Il come Dio ha amato Israele, il come Dio ha amato l’umanità e il come Dio ama la Chiesa.

Nel Battesimo, la ama al punto da immergere quella creatura e in quella creatura Dio ama in Gesù l’umanità al punto tale da immergerla nel suo amore. Ti battezzo vuol dire “Ti immergo nell’amore del Padre”, “ti sommergo, nella grazia del Figlio”: il Padre ti ama e nel Figlio ti fa grazia. Immerso nella comunione dello Spirito Santo. Allora accade che in quell’atto di celebrazione, in quell’atto di popolo che è il battesimo, la comunità celebra la passione d’amore del Padre verso quella creatura sin dal concepimento. Il Padre ama quella creatura e il battesimo rivela e immerge in questo amore: piccola creatura sappi che sei un’amata dal Padre, sei una creatura graziata dal Figlio, sei una creatura resa capace dallo Spirito di comunione, quindi sei resa una figlia amata, inviata alla terra per amarla, amata per sempre. E’ il dono che i genitori e la comunità fanno al piccolo. I genitori che hanno deciso di dare al mondo un figlio, non gli hanno chiesto prima il permesso, per cui il figlio è un evento di amore che precede il suo sì e il suo no a quell’ evento di amore. I genitori lo immergono in ciò che loro credono, in questo evento di amore. E’ un gesto fatto da tutta la comunità. Ecco allora che cosa narra la liturgia eucaristica: il suo culmine è “prese il pane e lo spezzò…”, la comunità insieme celebra un evento storico, che è quello della crocifissione di Gesù, ma questa è il culmine dell’amore di Dio per l’uomo. Ti ho amato fino a morirne. Tu mi hai ferito a morte, io in cambio ti consegno il bacio del mio amore. Questo è il Cristianesimo: scandalo e follia. Quindi nella liturgia noi celebriamo storia. La storia della passione d’amore del Padre per il Figlio nello Spirito. Quindi quando ci chiedono dove andiamo: vado a messa, vado a cena invitato dal mio Signore. Cosa fate a cena? La prima cosa che facciamo è ricordiamo le meraviglie che Dio ha fatto per noi: ha liberato i miei padri dalla schiavitù, mi ha amato fino a morirne, ci ha amati fino a risorgere per noi. Quindi la domenica si va a celebrare insieme l’amore di Dio per noi, che è un amore concretizzato in fatti storici. Lo leggiamo in tutta la Bibbia: l’Esodo, i Profeti sono un dono dell’amore di Dio, come i Sapienzali, i Sapienti. La pienezza è Gesù Cristo. Ci prendiamo del tempo per ricordare come ci ha amati e come ci ama, “fate questo in memoria di me”: quando facciamo questo noi lo annunciamo. Capire la liturgia è capire il Cristianesimo. Quindi la materia della celebrazione della liturgia è la storia dell’amore di Dio per noi

  1. La LITURGIA HA POI UNA COMPONENTE COMUNITARIA: il soggetto celebrante è sempre il NOI ASSEMBLEARE. Notiamo come dopo la consacrazione le preghiere sono tutte al plurale, “noi facciamo memoria”, “noi ti preghiamo”. La liturgia è il NOI COMUNITARIO, il noi assembleare, che celebra, la domenica ad esempio, il perdono di Dio, la Parola di Dio, il gesto grande di Dio che è lo spezzare il pane, il comunicarsi di Dio, è amore. Ed è una celebrazione comunitaria, fatta da quella puntuale comunità, in quel luogo, in quel tempo. Quando ci raduniamo per la liturgia lo facciamo in un preciso luogo e in un preciso tempo, come ASSEMBLEA CONVOCATA. Con una precisazione: in quel frammento che siamo noi quando celebriamo, in noi c’è il TUTTO. Qual è il numero canonico? “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sarò con loro…”. Dunque basta essere in due o tre e in ogni caso anche quei due o tre rappresentano tutto il luogo, quei pochi rappresentano tutte le chiese, rappresentano tutta l’umanità, tutto il Creato. E c’è anche la chiesa celeste. La piccola comunità è il frammento del tutto.

Quando sentiamo dire che oggi non si prega più, fermiamoci e chiediamoci: oggi in questo luogo, ogni domenica in questo luogo, c’è chi dice un Padre Nostro, c’è chi partecipa la domenica a una celebrazione? Ecco se c’è almeno qualcuno, vuol dire che hanno pregato tutti. Avere questa coscienza è riscoprire qui la nostra cattolicità che vuol dire universalità. Allora leggiamoci come il riassunto di tutta l’umanità e di tutta la Creazione. Non c’è creatura umana e non c’è fiore che non abbia pregato quando noi diciamo GRAZIE, quando diciamo LODE A TE, ABBI PIETA’ DI NOI. Siamo il FRAMMENTO ORANTE DEL TUTTO. Oggi non voglio privare l’umanità, non voglio privare la mia città, del grazie, di lode e dell’”abbi pietà di noi”. In questo modo diventiamo cosmici, universali. Ci è mai venuto in mente che il nostro corpo è la sintesi del mondo? Che il nostro cuore è il cuore del mondo? E quando prega, prega a nome di tutto il mondo? Ecco allora questa dimensione comunitaria che deve risvegliare la coscienza. Il problema oggi è che in tutta mitezza e umiltà dobbiamo capire che quando si va alla liturgia, si va a compiere insieme un’opera comunitaria, INSIEME, una sola voce e un solo cuore. Siamo lì a ringraziare Dio per le sue opere, a lodarlo e a invocare pietà, tutti insieme. E’ importante capire le scritture e capire quello che stiamo celebrando, capire i segni come i colori della liturgia e il significato di tutte le parti della chiesa come l’ambone, l’altare, il fonte battesimale che di solito è all’ingresso: si parte dal fonte battesimale e si va insieme all’altare della celebrazione. Il fonte battesimale ci dice “figli, a tavola”. Quindi capire quello che stiamo facendo.

Lì avviene il grande evento: Dio ci ama da perdonarci, Dio ci ama da illuminarci, Dio ci ama da raccontarci, da annunciarci che ci ama fino a spezzarsi per noi e versare il sangue per noi, fino a risorgere per noi. La comunità celebra questo. Perdere la liturgia significa perdere la memoria del Cristianesimo. CELEBRAZIONE COMUNITARIA DI UNA STORIA DI AMORE CHE E’ ANCHE STORIA MISTERICA, MISTERO, cioè ciò che è segreto viene svelato e viene donato.

  1. LITURGIA COME EVENTO MISTERICO: ciò che è segreto viene svelato e viene donato: celebro l’amore di Dio e insieme un amore che viene donato. Nella liturgia del perdono, il perdono viene donato. Nella liturgia della Parola, la luce che emana dalla Parola viene donata. Nella liturgia propriamente eucaristica dello spezzare il pane quell’amore viene donato.

 In quella comunione che faccio, il Tu che mi ama viene accolto nel mio profondo e mi trasforma nel cuore. La liturgia è un’opera di illuminazione e di trasformazione. A voler dire, rimanendo legati all’eucarestia: diventa simile a colui che mangi, diventa un perdonato che sa perdonare, un illuminato che sa illuminare, un amato che sa amare fino alla dedizione incondizionata di sé. Noi diciamo grazie e Lui ci dice “andate” e vivete questo nella compagnia degli uomini. Siate “l’altrimenti” nella storia, siate diversi, non omologatevi alla mentalità di questo mondo. Siate liberi, perché la verità vi farà liberi, liberi di perdonare, liberi di dire parole di sapienza, liberi di amare, liberi dal dare alla morte l’ultima parola. Ecco allora il legame: EVENTO-RINGRAZIAMENTO-VITA. E’ qui che nella liturgia accade questo fenomeno: L’ACQUA ATTESA DIVENTA ACQUA PRESENTE E DONATA. L’ACQUA ATTESA, NELLA NOSTRA ESPERIENZA CRISTIANA, È IL CRISTO E DIVENTA POI ACQUA VENUTA NEL SUO TEMPO STORICO E DIVENTA ACQUA CHE CONTINUA A VENIRE, A DISSETARE IL NOSTRO BISOGNO DI PERDONO, DI SAPIENZA, DI AMORE, DI VITA E VIENE NASCOSTO NELLA LITURGIA.

C’è il LEGGIO, C’E’ L’ALTARE, C’E’ L’ICONA: questi tre elementi vanno messi insieme: l’ortodossia insiste sull’ icona, il protestantesimo insiste sul leggio, il cattolicesimo insiste sull’altare, ma in realtà i tre momenti vanno messi insieme: L’ACQUA ATTESA E’ L’ACQUA VISTA CON GLI OCCHI (ICONA), L’ACQUA VISTA CON GLI OCCHI E’ L’ACQUA ASCOLTATA CON L’ORECCHIO (IL LEGGIO), L’ACQUA VISTA E ASCOLTATA E’ L’ACQUA BEVUTA, MANGIATA (L’EUCARESTIA).

Il Cristo atteso nella celebrazione eucaristica viene, si fa vedere in un’icona, si fa ascoltare in una pagina, si fa mangiare in un pezzo di pane, si fa bere in un calice di vino, VIENE.

La COMUNITA’ E’ IL LUOGO CHE ACCOGLIE IL VENIENTE, nella liturgia. Quindi noi ANDIAMO A CENA PERCHE’ UN AMICO CHE VIENE DA LONTANO CI HA INVITATO. Si chiama Gesù il Risorto, viene nascosto in un’icona, in una pagina, in un pezzo di pane. Si consegna alla nostra vista, al nostro udito, alla nostra bocca, al nostro cuore. La comunità è quella porzione di umanità che in un quartiere, in una città, è quella porzione dell’accoglienza del veniente, che viene a trasformare la nostra mente, il nostro cuore, la nostra vita.

Questo riguarda tutti i problemi che abbiamo nella società: riguardo al problema della immigrazione, è assurdo dire sto con o contro Salvini, DOBBIAMO STARE CON IL VANGELO. Allora bisogna conoscere il Vangelo: io nella vita umana devo essere testimone del pensiero di Gesù, del sentimento di Gesù e del suo comportamento. Nel mezzo all’individualismo sfrenato, dove l’altro non è più visto, noi siamo quelli invitati a essere fratelli e sorelle che vedono l’altro a partire dai più bisognosi.

E’ qui che dovremmo riscoprire la preghiera di intercessione, che poi diventa aiuto. Nei primi secoli del Cristianesimo c’erano dei padri che si raccomandavano di non pregare mai per i malati, per i poveri, per i peccatori del vostro quartiere. Perché?? Perché se preghiamo Dio ci prende sul serio e decide di intervenire, ma sappiamo attraverso chi? Attraverso di noi!!

Ecco che la liturgia sveglia anche la coscienza “ero povero, ero affamato…e mi avete visitato e ospitato…” Ecco come nasce la comunità. Nasce la comunità in quel luogo ad esempio dalla celebrazione eucaristica nasce la comunità il cui nome è “l’insieme dei perdonati che sanno perdonare”. Dei sapienti che sanno vivere con sapienza, degli amati che sanno amare, della gente che spera la resurrezione e che questo poi lo traducono in pratica stando attenti a quello che era l’ideale delle comunità cristiane primitive: fra di loro non c’erano miseri, sapevano vedere i bisogni e la loro gioia era che nel posto dove vivevano potessero contribuire a che la parola della sapienza e la parola del pane pane, non mancasse dalla tavola degli uomini.

ECCO ALLORA che L’ACQUA ATTESA VIENE E TRASFORMA.

Se leggiamo attentamente i testi liturgici ci rendiamo conto che hanno proprio questa struttura. Il Padre per mezzo del Figlio dona lo Spirito e lo Spirito genera la comunità conforme alla Trinità, ecco l’icona della Trinità: unita e distinta nell’amore e nella reciprocità, unita nello stesso dire Padre, Figlio, Spirito Santo, unita nel comandamento dell’amore, nella speranza della vita eterna. L’unità di Fede: il Padre, il Figlio e lo Spirito ci amano, l’unità di carità ci dicono “amatevi come noi vi amiamo”, L’UNITA’ DI SPERANZA, la vita eterna.

Ecco il nostro “altrimenti” nella compagnia degli uomini. Non priviamoli di questo. E’ la liturgia che ci ricorda questo e che crea questo.

Per cui LA LITURGIA È IL CULMINE DELLA VITA CRISTIANA, il Padre per il Figlio nello Spirito creano l’umanità conforme alla Trinità, unita e distinta nell’amore che è anche la fonte della vita cristiana. Cosa accade allora quando andiamo alla liturgia? RISALIAMO ALLE SORGENTI, LA LITURGIA È UN MOMENTO IN CUI AVVIENE L’INCONTRO: il Padre per il Figlio nello Spirito fa il suo tragitto e si rende presente, come perdono, come parola, come pane, come vita. Noi facciamo il nostro tragitto e ci rendiamo presenti a bere e mangiare perdono, parola, amore e vita.

Quindi dobbiamo scoprire anche il linguaggio: a chi incontriamo possiamo dire che andiamo a mangiare amore. Se ci prendono per matti è buon segno.

E’ la fonte, andiamo alla sorgente della nostra illuminazione e della nostra trasfigurazione.

La celebrazione ha il suo grande momento della domenica, il giorno della festa, il giorno della gioia, in cui l’otium finalmente prevale sul negotium. Anticamente pensare all’”otium” voleva dire che la vita non è solo “negotium”, non è solo affari, si deve capire che c’è una interruzione da fare. A un certo punto smetto di fare i miei affari e entro nell’ambito del riposo, del gratuito, in cui fratelli e sorelle escono dai loro affari e si ritrovano insieme, liberamente, gratuitamente e gioiosamente, per far memoria di ciò che conta, per celebrare ciò che conta e per annunciare ciò che conta. Il permanente è l’essere figli amati da sempre, per sempre.

Ma anche il nostro “negotium” sia un fatto d’amore: se dobbiamo costruire un ponte facciamolo con amore, con i materiali giusti e controlliamo bene. Cioè tutto questo ha a che fare con la nostra vita sociale, per cui qualunque cosa facciamo di lavoro portiamoci l’amore e stiamo sempre attenti ai più bisognosi.

 

L’otium dunque è il momento in cui facciamo memoria di quello che ha da dirci, per annunciare ciò che ci dice e vivere alla luce della sua parola: si va alla fonte, si beve e si ritorna alla piazza, settimanalmente.

 

E vivendo poi bene anche L’ANNO LITURGICO. Allora questa storia d’amore che celebriamo, la liturgia è la Bibbia celebrata, la leggo anche. Come leggiamo la nostra vita e i nostri amori, la leggiamo.

In ogni storia c’è il tempo per l’attesa, L’AVVENTO. Chi aspettiamo? Il tempo liturgico dell’avvento ci pone queste domande, chi aspettiamo?? Aspettiamo Colui che è venuto nella debolezza della carne, lo aspettiamo come veniente oggi, nascosto in una pagina, in una icona, in un pane, nel volto di un povero. Aspetto un amico che è già venuto e che continua a venire e aspetto di vedere il suo volto faccia a faccia.

La domanda che dobbiamo farci: aspettiamo ancora qualcuno? Qualcosa? Quando in una casa non si aspetta più nessuno, in quella casa subentra il disordine. Quando in una chiesa, in una comunità non si aspetta più nessuno nasce il disordine, facciamo le cose tanto per farle.

Chi aspettiamo?? Il Natale ci dice che quello che aspettavamo e che chiamiamo Dio, viene a noi nella forma di un bambino, in maniera che nessuno abbia paura. Può far paura un bambino appena nato?

 

Nel tempo di QUARESIMA a che tempo ci prepariamo? Ci prepariamo all’evento decisivo mai apparso sotto il sole. La Pasqua è la narrazione che Dio più di così non può amare.

Quel bambino è la tua lavanda dei piedi (giovedì santo), è un pezzo di pane, nel venerdì santo quel bambino è un crocifisso e da quella ferita esce solo amore. Né rabbia, né rancore, ne odio, né risentimento. Nel sabato santo quel bambino scende agli inferi a condividere la condizione umana della sepoltura, ma agli Inferi scende, incontra la morte, vince la morte e libera dalla morte. Ecco la domenica di Resurrezione.

PENTECOSTE: quel Risorto ci dona lo Spirito. Spirito vuol dire SOFFIO, soffia su di noi lo Spirito, soffiare vuol dire dare vita. Soffia su di noi il suo Spirito, ci dà vita. Quel soffio è Santo, ci dà vita Santa e la vita santa consiste in questo: è una vita cristiforme, il Santo è chi la pensa, la sente, la dice e la vive come Gesù.

 

LA TERRA CHE COSA SI ASPETTA DA NOI? La novità, l’uomo nuovo, la vita nuova, deposto l’uomo vecchio. Pasqua, Pentecoste, richiamano allora al fonte battesimale. IN FONDO A QUELLE ACQUE, MUORE L’UOMO VECCHIO, L’UOMO NEMICO, L’UOMO DEL NO A DIO, DEL NO AL CREATO, ALL’ALTRO, ALL’ETERNO, E NASCE L’UOMO DEL SÌ, RICONCILIATO CON DIO, CON L’ALTRO, CON IL CREATO E CON L’ETERNO.

Nelle liturgie abbiamo una ICONA sempre presente che è QUELLA DI MARIA: Maria ci ricorda di diventare come lei CREATURE DEL SI’, MARIA E’ STATA IL SI’.

DICIAMO SI’ AL PADRE CHE CI AMA, AL FIGLIO CHE FA GRAZIA, ALLO SPIRITO CHE CI E’ DATO E NELLO SPIRITO DIVENTEREMO CREATURE NUOVE DEL SI’ A DIO, AL CREATO, ALL’ALTRO, ALL’ETERNO, COME MARIA E I SANTI.

Poi ogni liturgia conclude con “ANDATE”, che le strade, le fabbriche, gli uffici, le scuole, le piazze, aspettano solo di vedere creature diverse, umanissime. Questo compie la liturgia. Negarsi alla liturgia è negarsi alla sorgente che ci trasforma in nuove creature.

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