p. Ermes Ronchi e Marina Marcolini – Chi è il più grande?

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Chi è il più grande?” Gesù chiama un bambino e lo mette in mezzo: al centro dei dodici c’è un bambino, il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole fra gli ultimi, il più amato. Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco.

Se non diventerete come bambini...

Arrendersi all’infanzia è arrendersi al cuore e al sorriso, accettare di lasciare la mano in quella dell’altro, abbandonarsi senza riserve (Christine Cayol). Proporre il bambino come modello è far entrare nella religione l’inedito: la dimensione della gratuità, della fiducia, della semplicità della tenerezza. ‘Si crede in tutta semplicità: io sono perché Tu sei – fede bambina’ (Jan Twardowski).

Cosa sa un bambino? La tenerezza degli abbracci, l’emozione delle corse, il vento sul viso… Non sa di filosofia né di leggi.

Gesù ci propone di scegliere un bambino come padre, nel nostro cammino di fede. ‘Il bambino è il padre dell’uomo’ (Wordsworth). Sono i bambini che danno ordini al futuro.

Gesù aggiunge: Chi lo accoglie, accoglie me! fa un passo avanti, enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine.

Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. Il Re dei re, il Creatore onnipotente dei cieli e della terra in un bambino?

Se Dio è come un bambino significa che va protetto, custodito, nutrito, amato, aiutato (Etty Hillesum).

Dio come un bambino, accolto da un uomo che si fa bambino: idea paradossale, uno stordimento. Per capirla abbiamo solo l’intelligenza dei mistici, oppure l’esperienza femminile: una donna che accoglie in sé un figlio quando accetta di fargli spazio nel suo corpo, di donargli tempo e cure, il meglio della sua vita. E così si trasforma in madre per sempre, e non basterà più a se stessa.

Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi madri, madri di Dio. Il modello di fede allora sarà Maria, la Madre, che nella sua vita non ha fatto probabilmente nient’altro di speciale che questo: accogliere Dio in un bambino. E con questo ha fatto tutto.

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