Marta e Maria – Dove c’è affetto, c’è ascolto

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  1. Questo racconto, nella sua apparente semplicità, è un’analisi di incredibile attualità e soprattutto di enorme profondità. Il racconto si adatta bene a noi tutti, più che altro ne abbiamo bisogno tutti per le nostre relazioni umane. E forse anche per le persone che vogliono diffondere le loro convinzioni religiose.
  2. Come lo percepisce chiunque legga la narrazione, qui sono contrapposti due possibili (e frequenti) atteggiamenti nei confronti dell’”altro”, nei confronti di qualcuno che entra nella nostra, casa, nella nostra vita. Nel racconto questo “qualcuno” è Gesù. È evidente che nei confronti di Gesù desideriamo adottare il migliore atteggiamento possibile.

Quindi qui non si tratta se vogliamo accogliere o rifiutare l’altro. Si tratta di come accogliamo, di come trattiamo, di come esprimiamo la nostra migliore accoglienza verso chi vogliamo trattare nel miglior modo possibile. Cosa facciamo in tali situazioni? Questa è la risposta di questo vangelo: uno si può comportare come Marta o si può comportare come si è comportata Maria.

Marta si è messa a “servirlo”. Maria si è dedicata ad “ascoltarlo”. Per spiegare il servizio di Marta, il racconto utilizza un verbo molto raro, “perispómai”, che significa “stare in tensione”, “stare assorbito”, “stare inquieto” (Multon.Milligan, Bauer, Jutta Brutscher, E. Delebecque, F. Bovon).

Marta si comporta come una persona assorbita e tesa nel suo affanno di servire in tutto al meglio possibile. Maria si concentra e si limita ad una sola cosa: “ascoltare” Gesù. Per questo Marta è arrivata a lamentarsi della passività di sua sorella. E chiede perfino a Gesù di richiamare la sua attenzione perché si metta fare quello che lei stava facendo.

  1. L’umanità di Gesù esprime quello che ogni persona normale e sincera esprimerebbe. Gesù con tutta la delicatezza di questo mondo ha rimproverato a Marta il suo comportamento. E le ha detto senza alcuna difficoltà che Maria stava facendo la cosa migliore. Perché? Quando ci troviamo tra persone normali, quello di cui siamo maggiormente grati è il fatto che si apprezzi tanto quello che penso e che dico come il fatto che mi ascolti quando parlo.

Gesù – nel vocabolario del IV vangelo – è “la Parola”. Quindi, accogliere Gesù è ascoltare Gesù. Del resto, si possono adottare due comportanti fondamentali nella vita: “essere per” o “stare con”. Mi piace più chi mi ascolta che chi mi aiuta. A breve distanza, questo è determinante. Sono troppe le coppie che si separano perché uno dei due (o i due) si affannano per il lavoro, per la pulizia della casa, ma di fatto, per un motivo o per l’altro, quello che manca è l’ascolto, l’attenzione a quello che pensa o dice l’altro o l’altra. Questo è veramente decisivo per la vita. Dove c’è affetto, c’è ascolto.

José María Castillo