Come Gesù Cristo è il prototipo dell’umanità e specialmente della natura maschile, così Maria, “aiuto a lui – Cristo – dirimpetto” (cfr. Gen 2,18) è modello di tutta l’umanità e specialmente della donna. Se in Cristo la verginità è per così dire “costitutiva”, cioè, espressione della sua posizione mediatrice tra il Padre e l’umanità, la verginità di Maria è al servizio di Cristo e dell’umanità (cfr. Edith Stein, La Donna, ed. Città nuova, p. 218.). Ella sta “a fianco” di Gesù nel compimento della sua missione redentrice. Maria riflette l’amore di Cristo: si fa tutta servizio, collabora con Cristo durante il suo soggiorno terreno e anche nella Chiesa in cammino verso la Patria, come afferma il dogma della Chiesa. Maria comprende in sé la vocazione naturale (maternità) e soprannaturale (verginità per il regno dei Cieli): tutte e due manifestano la fecondità dell’amore divino.

Maria mostra la dignità della maternità. Il magistero dei Padri circa la maternità divina di Maria conferma che la missione della maternità non riguarda solo la procreazione fisica. È vero, il dogma afferma che l’anima viene infusa direttamente da Dio al momento del concepimento di un bambino, ma ciò non esclude la mediazione umana anche riguardo all’anima del bambino. Infatti, si trasmettono molte caratteristiche dell’anima dai genitori ai figli, da una generazione all’altra. Mediante l’educazione la madre partecipa al bambino quello che ha nella sua anima. Vale a dire, la maternità è il primo luogo della (tras-)formazione interiore dell’anima del bambino:

“Nel fiat della Madre di Dio… è espresso tutto il dono di sé a Dio, il suo abbandono alla volontà divina; vi è compresa insieme la propria disponibilità di procreazione e la disposizione a dedicare corpo e anima al servizio della maternità. È possibile concepire il rapporto della Madre di Dio con il suo bambino altrimenti che come abbraccio amoroso con tutta la forza dell’anima?… Il Figlio dell’Uomo, che volle essere in tutto uomo, tranne che nel peccato, non doveva forse prendere dall’amore di sua Madre non solo la carne e il sangue per la formazione del corpo, ma anche il nutrimento dell’anima? Non è forse questo il significato più profondo dell’Immacolata Concezione di Maria, che doveva essere assolutamente senza macchia, affinché il Purissimo potesse rassomigliarle come suo figlio in corpo e anima? La maternità di Maria è l’archetipo di ogni maternità; come lei, ogni madre umana deve essere madre con tutta l’anima, per trasmettere tutta la ricchezza della sua anima nell’anima del suo bimbo. E quanto più ha assunto in sé l’essere del suo sposo nel dono d’amore reciproco, tanto più, per la sua mediazione, l’essere del bambino rifletterà anche l’essere del padre.” (testo tedesco, Die Frau, ESGA 13, ed. Herder, p. 432.).

In Maria, vergine e madre si esprime così l’integrità della natura femminile. Infine Edith descrive lo specifico dell’essere femminile con un’analogia tra Maria e la terza Persona divina:

“Ella è la madre dei viventi, non perché da lei tutti provengano, di generazione in generazione, ma perché il suo amore materno abbraccia insieme il Capo e tutto il Corpo Mistico. Nella sua verginità, ella è il genuino prototipo della femminilità; infatti sta al fianco di Colui che è il prototipo di tutta l’umanità (traduzione imprecisa, letteralmente: prototipo della virilità), e conduce l’umanità a lui. In questa femminilità, che è amore servizievole, vi è qualcosa che è in particolare imitazione della Divinità? L’amore servizievole è soccorritore, e viene in aiuto di tutte le creature per condurle alla loro perfezione. Ma questo è il titolo che viene dato allo Spirito Santo. Perciò proprio nello Spirito Santo, effuso su tutte le creature, potremmo vedere il prototipo dell’essere femminile. Questo trova la sua rappresentazione perfetta nella Vergine purissima, sposa di Dio e madre di tutti gli uomini.” (La Donna, p. 219).

Infine, la riflessione teologica attorno a Cristo, “nuovo Adamo” e a Maria, “nuova Eva”, mostra che la specificità maschile e femminile non sono categorie statiche; anzi, nell’educazione cristiana i modelli di Cristo e Maria sono spesso convertibili. Infatti, nei santi i tratti caratteriali maschili e femminili si avvicinano fortemente: uomini santi dimostrano una bontà e tenerezza “femminile” per le anime a loro affidate, e donne sante acquistano un’audacia e prontezza “maschile” per intraprendere grandi opere (cfr. La Donna, p. 98).

A cura di P. Joseph Heimpel. Dal sito Carmelitani Centro Italia.

Foto di Carlos Andrés Ruiz Palacio da Pixabay

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