La Pentecoste – in breve

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Lo Spirito Santo dono del Signore Risorto alla Chiesa

La solennità della Pentecoste conclude i cinquanta giorni in cui la Chiesa ha vissuto la gioia della Pasqua e fa memoria dello Spirito Santo disceso su Maria e gli apostoli riuniti in preghiera nel Cenacolo, scenario unico nel quale Gesù e i discepoli, prima e dopo la Pasqua, avevano vissuto momenti di straordinaria intimità.

Compiuta l’opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra, il giorno di Pentecoste il Consolatore fu inviato «per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cf Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cf Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cf Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cf 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cf Gal 4,6; Rm 8,15- 16 e 26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cf Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cf Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: “Vieni” (cf Ap 22,17)» (Lumen Gentium 4).

Indicazioni rituali e suggerimenti per la celebrazione

  1. Le comunità cristiane, imitando l’attesa orante della prima comunità cristiana, può riunirsi in preghiera per una celebrazione vigiliare prolungata, nella quale attendere ed invocare l’effusione dello Spirito. Il Messale Romano offre lo schema della Veglia e le orazioni da dirsi dopo le singole letture (cf MR, 979-980).
  2. Al fine di esprimere in modo pertinente il senso della solennità e della gioia della Chiesa, si valorizzi il canto del proprio e dell’ordinario. Anche il sacerdote proponga alcune delle parti proprie in forma cantata, facendo riferimento alle melodie proposte dal Messale Romano in Durante la liturgia della Parola si dia il giusto valore alla sequenza Veni Sancte Spiritus, con la quale la Chiesa chiede il dono promesso da Gesù ai suoi discepoli.
  3. Anche l’addobbo dello spazio liturgico va pensato in modo da offrire ai fedeli il senso di una celebrazione festiva e solenne.
  4. In forma prudenziale si ricorda che i libri liturgici non prevedono un rito per lo spegnimento del cero pasquale da farsi nel giorno di Pentecoste, al termine della celebrazione eucaristica o dei secondi Con tale rito si rischia di mortificare il valore e il segno del cero pasquale. Ci si attenga a quanto previsto dal Messale: «Con la solennità di Pentecoste termina il Tempo di Pasqua. É bene portare il cero pasquale nel battistero e lì conservarlo con il debito onore. Alla fiamma del cero si accendono, nelle celebrazioni del Battesimo, le candele dei neo-battezzati» (MR, p. 243).

CELEBRAZIONE EUCARISTICA

Riti di introduzione e liturgia della Parola

Monizione d’inizio

Cinquanta giorni dopo la Pasqua, un vento impetuoso soffiò nel Cenacolo riempiendo la casa dove Gesù aveva condiviso l’Ultima Cena e insegnato a vivere l’amore fraterno. Le fiamme dello Spirito si posarono sul loro capo, trasformando le paure dei discepoli fino a renderli annunciatori e testimoni delle grandi opere di Dio. La Pentecoste, però, non è solo l’origine della Chiesa è anche la sua festa! Sostenuta dalla rugiada dello Spirito, la Chiesa entra nella logica d’amore, vive la potenza della Risurrezione del Signore, vede fiorire in lei doni e carismi per proseguire la sua missione nel mondo. Illuminati da questo grande mistero eleviamo la nostra invocazione: «Vieni, Santo Spirito! Accendi in noi il fuoco del tuo amore».

 

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