I Salmi imprecatori

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Contesto Biblico ed uso liturgico

Una parola di introduzione

I salmi imprecatori… Devo tradurre il titolo? Forse sí. I salmi imprecatori: ‘Invocazioni — incluse nel salterio — invocazioni della potenza divina contro un nemico’:

“Signore, vedi quel torto che il mio nemico ha fatto contro di me! Che cada altrettanto e peggio sulla sua testa! Lui ha fatto soffrire a me — che soffra anche lui.”

C’è una sfumatura, forse, da notare, perché spesso nei salmi il sofferente è protagonista di un progetto di Dio. Ma anche voi: religiosi costruttori del Regno, genitori costruttori di una famiglia, educatori dei giovani — tutti progetti di Dio. Ma, in ogni modo, in una parola, parleremo delle ‘maledizioni’. Questa conferenza sará sulle maledizioni che si trovano nei salmi.

Dico a voi in disparte: in inglese non esistono maledizioni — che sia chiaro …  o almeno nelle scuole in Inghilterra non insegniamo agli allievi a maledire…  e certamente non ci sono maledizioni nel catechismo… e non vi preoccupare, sono innocente nella mia conoscenza della lingua italiana: non conosco nessuna maledizione in lingua italiana, che per me è il linguaggio della musica — ed immagino che nessuno di voi abbia mai maledetto a nessuno. Siete esperti invece a benedire, e cosí sia!

Divido la conferenza in 3 parti:

Nella prima parte vediamo insieme alcuni esempi. Nella seconda rispondo alla domanda, “Perché nel recitare il breviario alcuni versetti di qualche salmo non  li leggiamo allora? E nella terza pregheremo insieme: “Liberaci dal male!” Per arrivare alla beatitudine dove, secondo il libro dell’Apocalisse, non ci sará piú maledizione. C’è un cammino da fare: Dio insegna per tappe.

PRIMA PARTE: DEGLI ESEMPI

Cominciamo! Un primo esempio: Il 5 luglio 2016. Se avete dimenticato era un martedí. Martedí della 14ma settimana del tempo ordinario, anni pari. Le letture alla Santa Messa quel giorno ci presentávano l’esorcismo di un muto posseduto dal demonio. Quindi il Vangelo era preso da Mateo, capitolo 9, versetti 32 a 38. Il fatto che si trattava di un muto è importante, ma a noi interessa piuttosto la prima lettura ed il salmo responsorio, e cioé, Osea 8:4-7 ed il Salmo 115, specificamente il versetto 8 del Salmo 115, perché nel lezionario in italiano contiene una maledizione. Seguiamo insieme: “I loro idoli sono argento e oro… hanno bocca e non parlano… [poi,] siano come loro quelli che li fabbricano!” Gli idoli, allora, sono muti, e la maledizione sarebbe contro i fabbricatori degli idoli muti, che diventino muti pure loro, insieme con chiunque in essi confida.

Forse la logica è che diventiamo pian-piano simile a ció che amiamo. Ed è un pó simile al tema della lettura dal Libro del Profeta Osea che precede il salmo, dove il popolo, adorando idoli, perderá il dono di Dio e tornerá in schiavitú come era prima della chiamata ad essere popolo di Dio. Allora, Gesú deve portare un rimedio: nel Vangelo Gesú compie un esorcismo e il muto riacquista la parola.

Ma dicevo nella mia introduzione che in inglese non pronunciamo maledizioni. Ed è interessante notare che c’è una differenza nella traduzione del salmo dall’ebraico in inglese. In inglese, i fabbricanti di idoli non vengono maledetti da noi, ma soltanto costattiamo che diventare muti sará il loro futuro. In italiano si dice: siano i fabbricanti muti come i loro idoli; in inglese invece non c’è nessun augurio per il male: i fabbricanti saranno muti come i loro idoli. Gesú, poi, li guariranno lo stesso.

Ma ci domandiamo, “il testo del salmo in ebraico da ragione alla traduzione italiana o a quella inglese?” Da ció che insegniamo qui allo Studium Biblicum, sembra che la traduzione inglese segue il senso del testo ebraico, mentre la traduzione italiana sembra che segue il testo della versione greca chiamata ‘La Septuaginta’, e il latino della Vulgata: “similes illis fiant.” Importante, peró, il potere e il volere di Gesú a ridare all’uomo i doni di Dio persi per una ragione o un’altra.

Nel breviario, peraltro, troverete il salmo 115 indicato per i 2i vespri della 2a Domenica, numerato 113B. Domenica prossima sono i vespri dell’ottava di Pasqua, quindi dovete aspettare. Ma andiamo avanti.

Un secondo esempio: La Festa di San Mattia, apostolo cade il 14 maggio, e quest’anno verrá omessa perché è Domenica. Peró, per la Festa di San Mattia solitamente viene proclamata una lettura presa dagli Atti degli Apostoli che descrive la scelta di Mattia che deve prendere il posto di Giuda Iscariota.

Di Giuda Iscariota infatti, è scritto nel libro dei Salmi — cosí Atti degli Apostoli capitolo primo versetto 20 — San Pietro sta parlando: “Divenga la dimora di lui deserta, e non vi sia chi abiti in essa; e: L’ufficio di lui lo prenda un altro.” Sono due le maledizioni, la prima citata dal Salmo 69 versetto 26, la seconda dal Salmo 109 versetto 8. E qui, allora, siamo veramente dentro il tema dei cosidetti ‘salmi imprecatori’, e sono terribili. Nel Nuovo Testamento alcune delle maledizioni sono prese dai salmi come delle profezie.

Povero Giuda Iscariota. Uno che conosce a memoria il Salmo 69 sa che il versetto citato non è neppure il piú duro! E se uno osa leggere dopo dal Salmo 109 probabilmente si crederá di essere dentro il terrore di un incubo. Non vogliamo in nessuna maniera trovarci oggetti di maledizione. Ma che fare con salmi del genere? In veritá i salmi imprecatori non contengono solo delle maledizioni. Sono bellissime poesie! Bisogna leggere anche le parti dei medesimi salmi che parlano di speranza e di luce.

Sentite e prendete a cuori questa frase dal Salmo 109 versetto 28: “[Signore,] maledicano essi, ma Tu benedici!”

Questi salmi sono rivolti al Signore Dio. Esprimono estremi sentimenti di dolore e di rabbia, addirritura gridi di vendetta. Ma non ci rendiamo conto della situazione di moltissima gente — forse inclusa alcuni che assistono alla Messa domenicale nelle nostre parocchie — gente traumatizzata e sofferente… insieme al grido che sorge dal tormento nel quale si trovano, si rivolgono a Dio, l’unico che puó capire ed aiutare: “Non est alius qui pugnet pro nobis, nisi tu, Deus noster.” Non c’è nessuno che difende la nostra causa fuori di Te, Dio nostro. Per moltissima gente nel mondo, come era per il Profeta Geremia, è cosí.

Ed ascoltiamo dal Salmo 69 versetto 21, un versetto che fa parte della Via Crucis guidata dai frati qui a Gerusalemme ogni venerdí — saranno parole che mettiamo nella bocca di Gesú:

“L’onta mi stronca il cuore, mi sento venir meno. M’aspetto compassione e non ce n’è, consolatori, ma non li trovo.” E poi, alla fine del salmo: “Mirate, o umili, e rallegratevi, e voi che cercate Dio, si ravvivi il vostro cuore. Poiché il Signore ascolta gli umili e i suoi prigionieri non disprezza.” Non vediamo forse, allora, in questo salmo una via crucis che, partecipata con Gesú, porta il povero al-di-lá della sofferenza fino ad una vita nuova? Per questo troveremo un contesto per questi salmi nei racconti della Passione, dove Gesú, innocente e sofferente entra nella dramma di questo mondo per portare la Salvezza.

SECONDA PARTE:QUALCHE VERSETTO OMESSO QUANDO RECITIAMO I SALMI NEL BREVIARIO.

“Lungo i fiumi di Babilonia là sedevámo in pianto, ricordandoci di Sion. Sospese ai pioppi di quella terra tenevámo le nostre cetre. Sì, là ci chiesero parole di canto quelli che ci avevano deportati, canzoni di giubilo quelli che ci tenevano oppressi:

«Cantateci dei canti di Sion». Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”

— è il Salmo 137 e lo conosciamo tutti.

Sono parole bellissime, scelte per i vespri del martedí della quarta settimana (numerato Salmo 136, versetti 1 a 6 nel breviario).

Ma segue — e non leggo tutto — Ricòrdati, Signore, contro i figli di Edom,  che nel giorno di Gerusalemme dicevano: «Radete, radete al suolo, fin dalle fondamenta!» Figlia di Babilonia, votata alla distruzione: beato chi ti ricambierà quanto hai fatto a noi! La Chiesa ha fatto una scelta di omettere questa grida di vendetta dalla Liturgia oggi, e la Chiesa ha il diritto di farlo, considerando che crea ‘una certa difficoltá psicologica’ quando recitata nel coro.

Due nemici vengono proclamati meritevoli di maledizione: Edom e la Cittá di Babilon. Babilon era responsabile per la distruzione e la spoliazione di Gerusalemme e il Tempio del Signore; Edom, invece, sembra qui di aver participato alla distruzione (o almeno di aver incorragiato i babolinesi a farlo). Si nota che la maledizione è espressa come il contraccambio per danni subiti. Si nota anche che l’esecuzione della maledizione è lasciata a Dio, il Quale sceglierá Lui stesso chi distruggerá Babilon e quando. Per noi sarebbe strano in ogni modo pensare ‘beato’ lo strumento scelto per tale punizione.

La Chiesa ha scelto di togliere questi versetti contro Edom e Babilon dalla Liturgia attuale. La Chiesa sceglie come pregare e con quali parole, sapendo la natura formativa ed educativa della Liturgia. Ma è interessante considerare parole di San Paolo riguardante l’atteggiamento geloso di Dio verso noi cristiani visti come Suo Tempio. Paolo, infatti scrive nella Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 3 versetti 16 – 17: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché è santo il tempio di Dio, che siete voi.” Nel Nuovo Testamento, allora, sembra che per quelli che si schieriscono contro i progetti di Dio la vicenda finirá male. Nell’Apocalisse, ‘Babilon’ — simbolo dell’orgoglio dell’uomo — cade, e chi si salverebbe deve fuggire lontano.

Ma, se togliamo le maledizioni dal salmo 137, ció che viene cantato nella Liturgia rimane ció che ci forma a riflettere con pentimento sulle cause ultime della distruzione di tanti luoghi e persone — progetti di Dio — e cioé, il peccato e l’idolatria, e di stimolare in noi l’amore per la Casa del Signore, e il desiderio di andarci un dí.

Ma c’è piú che possiamo accogliere dalla nostra riflessione fin qui. Abbiamo considerato la preghiera del salmista, mettendoci nel posto del povero sofferente che esprime il suo dolore con tanta amarezza, rivolgendosi al Signore, il Vero Dio, il Dio giusto e provvidente. Bene fin qui.

Io, peró, sono stato forse la causa della sofferenza di un altra persona, di un povero amato da Dio, di un povero che cercava rifugio in Dio — o forse, se non ero la causa della sua sofferenza, sono stato mancante quando spettava a me consolare lui che giá soffriva. Guai a me se un povero debba gridare verso il Cielo a causa mia. Guai a me se io sia meritevole della condanna espressa nella maledizione di quel povero verso colui che l’aveva trattato senza compassione.

Chissá se una volta non ho dato cibo ne vestito ad un’affamato, e poi mi lamento sempre quando sono io ad aver freddo e fame. Quando verranno separate le capre dalle pecore, voglio stare con le pecore.

E forse converebbe una breve riflessione su un’altro tema che ci porterá poi alla terza parte di questa conferenza: il problema del male che veramente agisce nella nostra societá. Dio forse chiede a noi a benedire tutte le persone e tutte le cose, anche quelle cattive? Domanda un pó strana. Un esempio: in quanto sono prete, come rispondere ad una richiesta a benedire una fabbrica che produce materiale destinata alla corruzione dei giovani? O a benedire un locale dove viene offerto un culto in contrasto con la nostra fede? Avevo detto all’inizio della conferenza che suppongo che non sappiamo maledire ma siamo invece esperti a benedire. Allora? Qui non posso ‘benedire’ — non voglio che cose che corrompono i giovani e distruggono le familie si moltiplicono. Nella terza parte, quindi, vedremo il tema delle maledizioni dal punto di partenza dell’ultima petizione del Padre Nostro, ‘Liberaci dal male’, mirando verso il punto di arrivo finale, la beatitudine del paradiso. Cosa potrebbe essere la nostra preghiera per persone ed oggetti che ora sono strumenti per fare il male, prendendo in considerazione la chiamata universale alla beatitudine?

La logica delle maledizioni nei salmi imprecatori è assai semplice in questo riguardo: Che sparisca presto ció che devía dalla costruzione della Dimora fruttuosa di Dio tra gli uomini. Certo, non voglio che tale maledizione cada su  di me — ma forse sugli altri? No, neppure sugli altri. Chiediamo la Salvezza per tutti!

TERZA PARTE: LIBERACI DAL MALE — DA PACIS, DOMINE, IN DIEBUS NOSTRIS.

Allora, il contesto! Il contesto dei salmi imprecatori, la Bibbia, la Liturgia… e il contesto nel gran disegno di Dio per noi poveri uomini. Il contesto è la chiamata alla Beatitudine.

  • Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
  • Beati i miti, perché erediteranno la terra.
  • Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
  • Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
  • Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
  • Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Vi ricordate? Non è forse simile al versetto nel salmo imprecatorio: “Signore, loro maledicano, ma Tu benedici!”

 1719 Le beatitudini svelano la mèta dell’esistenza umana, il fine ultimo cui tendono le azioni umane: Dio ci chiama alla sua beatitudine. Tale vocazione è rivolta a ciascuno personalmente, ma anche all’insieme della Chiesa, popolo nuovo di coloro che hanno accolto la promessa e di essa vivono nella fede.

1720 Il Nuovo Testamento usa parecchie espressioni per caratterizzare la beatitudine alla quale Dio chiama l’uomo: l’avvento del Regno di Dio; la visione di Dio; l’entrata nella gioia del Signore; l’entrata nel Riposo di Dio.

Là noi riposeremo e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo. Ecco ciò che alla fine sarà, senza fine. E quale altro fine abbiamo, se non di giungere al regno che non avrà fine? [Sant’Agostino, De civitate Dei]

1721 Dio infatti ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo, e così giungere in Paradiso. La beatitudine ci rende partecipi della natura divina e della vita eterna. Con essa, l’uomo entra nella gloria di Cristo e nel godimento della vita trinitaria.

“Poi vidi un cielo nuovo e una terra nuova. Infatti, il cielo e la terra di prima erano scomparsi; neppure il mare c’era più. E vidi la Città santa, la nuova Gerusalemme, discendere dal cielo da presso Dio, preparata come una sposa adorna per il suo sposo. E udii dal trono una voce possente che disse: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini e dimorerà con loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non vi sarà più morte né lutto e grida e dolore. Sì, le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco: faccio nuove tutte le cose». (Apocalisse 21:1-5)

39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi ed osservate: un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che io ho». E mentre diceva queste cose, mostrava loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non riuscivano a crederci ed erano pieni di stupore, egli disse loro: «Avete qualcosa da mangiare?». Gli diedero un po’di pesce arrostito. Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Era proprio questo che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si adempia tutto ciò che di me sta scritto nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture. Ed aggiunse: «Così sta scritto: il Cristo doveva patire e il terzo giorno risuscitare dai morti». (Luca 24:39-46)

Siamo nella Settimana di Pasqua. Ció che i profeti e i salmisti cercavano di vedere nel futuro lontano per loro, è stato rivelato a noi. Il grido del povero sofferente ed assetato è stato esaudito da Dio, Dio che ascolta la preghiera.

La maledizione contro il nemico, quel nemico che corrompe, che distrugge: che sparisca in un istante quel nemico!.. quella maledizione, espressione di tanta amarezza e dolore, è stata esaudita pure, in quel momento quando Gesú ha trionfato sul diavolo, sul peccato e sulla morte.

Se davvero esista uno che preferisce il male al bene, che odia la Casa di Dio, quello deve oggi ripensare mentre ancora Dio con pazienza concede tempo… per non rischiare di vedere le porte del Paradiso chiuse, e lui ancora al-di-fuori.

Nel Mistero Pasquale ci è stato rivelato davvero un mistero nascosto. La nostra preghiera viene pian-piano trasformato dalla speranza. Ormai la Chiesa fa parte della missione della Santissima Trinitá di portare la Salvezza, la rinascita, a tutti. La preghiera per la conversione dei peccatori viene espressa con molta umiltá, sapendo che anche verso di noi Dio si usa misericordia.

Padre, liberaci dal male. Da pacis, Domine in diebus nostris, quia non est alius qui pugnet pro nobis. Dacci la grazia, Signore di perseverare nella fede, nella speranza e nella caritá dentro quell’Alleanza nuova ed eterna che ci è stata offerta da Gesú, Avvocato e Salvatore nostro di fronte al Dio Giudice Giusto, e “ogni maledizione non vi sará piú!”

Ringrazio ai padri Adinolfi e Bottini per diverse idee prese dalla loro conferenza su questo tema data ben 24 anni fá, e grazie a voi per il vostro ascolto. Buona Pasqua, e non dimenticare di cliccare su ‘Like’ sullo schermo del vostro computer. Il Signore ci benedica.

A cura di Peter Ashton ofm

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