Giovanni Paolo II, “l’atleta di Dio”: il ricordo a quindici anni dalla morte di Karol Wojtyla

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Il 2 aprile 2005 il “Papa dei giovani” si spense all’età di 84 anni. Nel 2014 è stato proclamato Santo da Papa Francesco. Oggi il rosario per chiedere la sua intercessione nella lotta al coronavirus.

Se sbaglio mi corriggerete“. Era cominciata con queste parole l’avventura al soglio pontificio di Karol Wojtyla, passato alla storia come Papa Giovanni Paolo II. Una dichiarazione innocente, umile per scusarsi del suo italiano non proprio perfetto. Era il 16 ottobre 1978, e nei successivi 27 anni sarebbe rimasto l’idolo caritatevole di milioni di credenti. Fino al 2 aprile 2005, 15 anni fa, quando, dopo un lungo periodo di malattia, il “Papa dei giovani” si spense all’età di 84 anni.

Un Papa da record. Fin dal suo inizio, il pontificato di Giovanni Paolo II è stato contrassegnato da primati e record. Fu infatti il primo papa non italiano dopo 455 anni, dai tempi di Adriano VI (1522 – 1523), oltre che il primo pontefice polacco nella storia. Il suo pontificato è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo più lungo della storia dopo quello del beato Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a san Pietro apostolo. Non solo. Fu il primo papa a recarsi in visita nei posti più disparati del pianeta, arrivando a quota 104 viaggi e coprendo una distanza superiore a quella di tutti gli altri papi messi assieme. Il 1° maggio del 2011 è stato proclamato beato dal suo immediato successore Benedetto XVI: nella storia della Chiesa non accadeva da circa un millennio.

Una vita per i giovani, la pace, lo sport. Ma al di là delle statistiche, la grande forza di Papa Wojtyla fu la sua vicinanza ai giovani, agli indifesi, ai sofferenti, ai malati. Nel 1985 ha inaugurato la Giornata Mondiale della Gioventù, divenuta da allora in avanti un appuntamento fisso e imperdibile per i “Papa Boys”, i suoi fan prediletti che per 19 edizioni hanno riempito le piazze della città scelta dal loro idolo. Durante tutto il suo pontificato Karol si è impegnato a promuovere il dialogo con le altre religioni. Nel marzo del 2000 si recò in Terra Santa, e davanti al Muro del pianto rinnovò il “mea culpa” nei confronti degli ebrei. Nello stesso anno, in occasione del Giubileo del 2000, chiede perdono per tutti i peccati della Chiesa, anche per quelli verso le altre confessioni cristiane. Celebri i suoi appelli per la pace e la denuncia del terrorismo, nel tentativo di scongiurare la guerra in Iraq dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Fu soprannominato “l’atleta di Dio” per la sua grande passione per lo sport e la montagna.

L’attentato. In mezzo a tutto questo l’attentato subito il 13 maggio 1981 da parte del killer turco Alì Agca. Tre colpi di pistola all’addome, che però non lo uccisero. Due anni dopo, nel Natale del 1983, papa Wojtyla volle recarsi in prigione per incontrare il suo attentatore e concedergli il suo perdono. Un gesto incredibile, che per milioni di fedeli rimase un inarrivabile esempio di misericordia e amore verso il prossimo.

La morte e il cammino verso la santità. Il 30 marzo 2005, Giovanni Paolo II apparve, come tante volte aveva fatto nel corso della sua vita, alla finestra su piazza San Pietro. Vi rimase per poco tempo, tentando inutilmente di parlare. Quella fu l’ultima volta che si mostrò in pubblico prima di morire. Sabato 2 aprile 2005, alle ore 21:37, si spense all’età di 84 anni, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, precarie da anni. Alle sue esequie parteciparono moltissimi capi di stato e di governo, oltre a centinaia di migliaia di fedeli giunti per dare l’ultimo saluto al loro idolo al grido di “Santo subito”. Il 1° maggio 2011 è stato proclamato Beato dal suo immediato successore Benedetto XVI. Il 27 aprile 2014 è arrivata anche la canonizzazione ad opera di Papa Francesco.

Il rosario per chiedere la sua intercessione contro il coronavirus. Oggi, 15esimo anniversario della morte di Wojtyla, anche papa Francesco ricorda il suo predecessore invitando ad affidare all’intercessione di San Giovanni Paolo II “questi giorni difficili che stiamo vivendo” con l’emergenza coronavirus. E alle 21 è in programma la recita del rosario nella Cappella dedicata a San Giuseppe Moscati, il Santo medico, del Policlinico Agostino Gemelli di Roma: la preghiera si concluderà con una supplica a San Giovanni Paolo II affinché interceda proprio perché la piaga del virus venga debellata.

A cura di don Lucio d’Abbraccio