È l’Avvento! Apriamo gli occhi, vediamo il bene, continuiamo a sperare

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Soltanto l’essere umano spera. Ogni altro animale non si preoccupa del domani, ma soltanto dell’immediato, seguendo inconsapevolmente l’istinto di sopravvivenza. La speranza, infatti, è una virtù “teologale”, cioè che affonda le sue radici in quell’immagine di sé che Dio ha impresso in ciascuno di noi (cfr. Gn 1, 27).

Di fronte alle tante difficoltà e delusioni della nostra vita personale; di fronte alla stoltezza di tanti comportamenti disumani che avvelenano la vita sociale, dovremmo forse rinunciare alla speranza di un mondo più umano e più sereno? Sebbene attraverso vie che non sempre coincidono con le nostre, Dio mantiene sempre le sue promesse di salvezza, ma non senza la nostra collaborazione. Quando la speranza nel Messia si era molto affievolita nel popolo d’Israele ecco che, attraverso il “sì” di un’umile ragazza di Nazareth, Dio irrompe nella storia e inizia un nuovo cammino per l’intera umanità.

I prodigi di Dio passano normalmente attraverso il nostro cuore e le nostre mani. Come Maria, anche ogni discepolo del Signore non è chiamato ad attendere passivamente, «restando al balcone», ma a farsi strumento di speranza con il proprio “sì”, mettendo se stesso al servizio di tutto ciò che è bello, vero, buono e giusto.

Di fronte al profondo «cambiamento d’epoca» che mette in crisi tradizioni e abitudini, si tratta di accogliere l’invito che il Signore ci rivolge attraverso il profeta Isaia: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia; non ve ne accorgete?» (43,19).

Si tratta di vedere i tanti semi di bene presenti in questo mondo che cambia, e di impegnarci a proteggerli e a svilupparli perché la grazia del Natale continui ad irrompere nel mondo e in ciascuno di noi.

Silvano Sirboni, liturgista – Fonte